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Non si può dire forte… – 19 Febbraio 2022

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Matisse

Non si può dire forte
,,,ma poi in silenzio, piano piano e in modo più o meno strisciante si ricomincia a parlare del nucleare, perchè è l’unica fonte di energia a basso costo e non soggetta agli umori politici dei fornitori. Si parla della fusione ma è una tecnologia futuribile e il vero problema da risolvere della fissione è quello delle scorie, con tutti i comuni l’un contro l’altro armati perchè never in my backyard. Ma dum loquimur.. Insomma qualcuno dovrebbe spiegarmi come si garantisce lo sviluppo economico senza sufficiente e garantita energia. Ma provo a formulare una previsione: come tutti i caveat davanti a necessità inderogabili cadrà il veto ideologico come ridicolmente avvenuto da parte dei soliti dilettanti pentastellati per il  gasdotto pugliese. Comunque se i nostri partner si appoggiano al nucleare possiamo noi rimanere indietro solo per pregiudizi ideologici anche a fronte di innovazioni tecnologiche che rendono il nucleare molto più sicuro dei tempi di Chernobyl? E se si pone in modo semplice agli oppositori assatanati del nucleare la domanda di come pensano di risolvere il problema non si ottiene alcuna risposta concreta ma solo un farfugliamento da scolaretti impreparati. (per non parlare delle alternative che forniscono energia a gocce). La distanza fra i presupposti ideologici e la spesso denegata realtà dei fatti, la doppiezza insomma è alla base dei fatti degli ultimi giorni dove si vota una cosa in CdM e poi ci si comporta in modo incoerente in commissione. Che la classe politica sia fatta in larga misura da svergognati ma soprattutto da decerebrati interessati solo al proprio “particulare” era cosa nota ma la cosa assume una valenza tragica quando questi comportamenti non solo sono avallati ma addirittura suggeriti dai responsabili dei partiti che farebbero parte della coalizione di governo (condizionale d’obbligo). Che la parola “coerenza” abbia ormai per questi figuri un significato pornografico non lo scopre certo Bertoldo ma “quousque tandem Salvini abutere patientia nostra?”. L’eroe del Papetee (quello che chiedeva per sé “i pieni poteri”)  in calo di consensi è alla ricerca di una qualche ancora di salvezza sfruttando i più bassi istinti del suo elettorato più becero. Se avrà successo in questo atteggiamento sarà ancora una volta la prova provata che l’elezione democratica non seleziona i migliori ma i più loschi servi di un sistema ormai privo di giustificazione. Quello che mi stupisce è che anche i più strenuti difensori del parlamentarismo (anche nella mia ristretta cerchia di amicizie) ammettono “obtorto collo” che ormai non se ne può più. Non ho sufficiente fantasia ma qualcuno potrebbe suggerire qualche rimedio all’attuale logoro e per molti aspetti infame sistema (quello che deriva anche delle “parlamentarie” dei pentastellati con eletti estratti a sorte fra i peggiori – qualcuno si ricorda l’ex-ministro Toninelli, l’epitome della incompetenza e della improvvisazione)?
(Giovanni  Neri – 76)
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3 risposte a "Non si può dire forte… – 19 Febbraio 2022"

  1. Carlo Borghi ha detto:

    Si, hai ragione. Purtroppo si deve, subito senza attendere oltre, produrre energia con la fissione nucleare. Non la fusione, che sarebbe sicura quasi come la combustione senza la produzione di anidride carbonica, ma ancora solo oggetto di ricerca con promettenti successi ma non ultimata.

    Come sai sono un ingegnere nucleare (sulla fissione) che ha fatto un altro mestiere. Ultimamente il mio ambito di ricerca erano le applicazioni dei plasmi (gas ionizzati) comprendente la fusione.

    Con Černóbyl ho considerata come troppo rischiosa la fissione. Essa comporta rischi e non i danni dovuti alla produzione dell’anidride carbonica prodotta dalla combustione. In quest’ultimo caso, come sai, l’energia è prodotta dalla reazione carbonio-ossigeno, che produce anche anidride. Perciò l’anidride è ineliminabile, cioè è un danno certo. Ora i rischi possono essere ridotti, il danno no. Per ridurre i rischi per lo più si possono contenere costruendo più contenitori del reattore uno dentro l’altro in modo che, se si rompe il primo intervenga il secondo e se si rompe anche il secondo ve ne sia un terzo. A Černóbyl ve era uno soltanto. In Europa ed in Giappone ve ne sono tre. E quindi mi pareva si potesse stare tranquilli. Però dopo l’incidente dei Giapponesi (che ho sempre pensato come i più prudenti e precisini di tutti) a Fukushima nel 2011, causato da un terremoto e lo tsunami conseguente giuntovi poco più di mezzora dopo, mi sono tornati molti dubbi.

    Comunque al di là delle Alpi, in Francia non lontani dal nostro confine, da sempre si produce energia per mezzo di fissione nucleare. Ed il rischio, certamente piccolo ma non inesistente, coinvolge anche noi.

    Quindi… io, al freddo e senza l’energia necessaria alle tecnologie attuali ed alla nostra vita, sarei certamente già andato…

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  2. Rambomax ha detto:

    Ho avuto modo di incontrare colleghi di un Istituto di ricerca dell’ex blocco sovietico. Mi hanno raccontato che poco dopo l’esplosione di Chernobyl arrivarono nel loro Istituto quelli del KGB e sigillarono il laboratorio di misura sulla radioattività (distante da Chernobyl circa 600 km), dicendo “d’ora in poi è vietato misurare”. Ancora, mi hanno raccontato che nei reattori progettati bene la reazione si auto-estingue se la temperatura oltrepassa un certo limite; il reattore di Chernobyl non era del tipo auto-estinguente e inoltre, al momento dell’esplosione, era stato portato oltre i limiti di sicurezza perché erogasse maggior potenza. Se questo è vero, siamo nel campo della criminalità vera e propria.

    Per quanto riguarda Fukushima, altre fonti hanno riportato che le scorie del reattore erano state sciaguratamente immagazzinate sotto il reattore stesso, come quando si nasconde la spazzatura sotto il tappeto, col risultato che lo tsunami ha distribuito materiale radioattivo su un’area molto vasta. Se questo è vero, non si può far altro che commentare “gegen Dummheit kämpfen Götter selbst vergebens”.

    Detto questo, e considerate le presenti difficoltà nell’approvvigionamento energetico, immagino che un ritorno al nucleare da fissione sia uno scenario plausibile. Posso solo immaginare il proliferare dei no-nuke, no-tutto, gl’innumerevoli dibattiti televisivi capaci di offuscare quelli attuali sul covid, e governi che traballano/inciampano sul nucleare.

    Quello che non si dice troppo spesso è che nessuno dei quesiti del referendum abrogativo del novembre 1987 aveva direttamente come oggetto l’abbandono del nucleare in Italia, né veniva richiesta dal referendum la dismissione delle centrali nucleari esistenti. Quindi, l’eventuale riproposizione di centrali nucleari non violerebbe nessuna legge; stessa cosa per quanto riguarda il finanziamento di progetti per la realizzazione di centrali a fusione, che sarebbero la soluzione ottima al
    fine di alleviare i problemi di approvvigionamento energetico.

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