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Spread – 6 Ottobre 2018

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Sembra che tutti…

…più o meno volontariamente si siano dimenticati che il quantitative easing (il massiccio acquisto di titoli di stato – i btp per intenderci – da parte della BCE – una delle tanto deprecate e dal governo gialloverde disprezzate istituzioni europee) terminerà, salvo imprevisti, il 31 dicembre 2018 e non si vede all’orizzonte un cavaliere bianco che ne prenda il posto. Il meccanismo tende da un lato ad alleggerire la situazione economica dei paesi interessati e dall’altro a mantenere i relativi tassi di interesse  e quindi lo spread (il differenziale pagato dagli stati rispetto al bund tedesco, un indicatore significativo della situazione economica e quindi dell’affidabilità di un paese) a livelli fisiologici e (abbastanza) sostenibili. Il quantitative easing appare piuttosto improbabile che venga ulteriormente esteso, anche per la ravvicinata scadenza di Draghi – il suo principale fautore – al comando della BCE.  Questo vuol dire che i prezzi (leggasi gli jnteressi da pagare per la collocazione dei titoli del debito italiano) subiranno un’impennata che da molti è prevista dal 300 di oggi (un valore già dell’ 80% superiore a quello dell’inizio anno grazie alle stupidaggini e alle sbruffonate dei governo) a valori fino 500, ricordando che il governo del Berlusca fu costretto a lasciare il passo a quello di Monti (all’odiata Fornero) proprio per un valore insostenibile dello spread superiore a 400. Altrimenti lo stato italiano avrebbe dovuto dichiarare default come la Grecia con le conseguenze che tutti conosciamo. Ora l’energumeno e il giovin signore (e dietro le quinte chi soffia sul fuoco della ritirata dall’euro) fanno mostra di spavalderia a base di me ne frego e non arretreremo di un passo. Bene, e con lo spread a 500? L’uscita dall’euro e il ritorno alla lira. E le materie prime (per esempio il petrolio che si compra in dollari) come si acquistano con una liretta a valore nullo?  Mah, c’è sempre lo stellone italiano. E quindi come se ne esce? Semplice con una crescita economica al 3%, un traguardo da paese dei sogni che allungherà il già consistente naso del travicello a livelli competitivi con il burattino Collodiano.  Di una cosa se ne fregano in realtà: del paese, dei suoi giovani e vecchi avendo come unico obiettivo quello delle elezioni europee per un elettorato decerebrato, incolto e credulone, pronto a prendere per oro colato qualunque panzana venga proposta. Oggi siamo a 300, quando usciranno le previsioni S&P (che si preannunciano molto negative) ci sarà un’impennata e poi si arriverà alla fine dell’anno. Chissà cosa inventeranno per giustificare la situazione: i poteri forti, i mercati cattivi, la congiura demopluto massonica, il destino cinico e baro etc. Una scritta gigantesca campeggia a Londra su un edificio del quartiere di Lambeth, bollocks to brexit. Bollocks appunto (v. traduzione du Google…) for Italy.
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