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Repubblica- 26 Agosto 2018

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C’è un giornale…..
..che vorrebbe rappresentare la coscienza critica della Italia pensante e che si atteggia ad alfiere dei quotidiani di opposzione a livello nazionale. Ma per farlo oltre ad opporsi al governo si oppone anche all’unico partito (malandato quanto si vuole) di opposizione ovvero il PD. Pubblica controvoglia e in un pagina interna un articolo di Roberto Esposito (Repubblica del 24 Agosto) che invita a iscriversi al PD e a rinnovarlo dall’interno e subito pubblica il giorno dopo una lettera in bella evidenza nella quale un lettore ripete in modo noiosamente acritico le solite litanie sul vuoto politico, sulla fine del PD etc. senza – naturalmente – offrire nessuna alternativa, come se il problema fosse attaccare il PD e aspettare messianicamente che qualcosa succeda, senza portare alcun contributo fattivo. La solita posizione impotente e supponente che vede in Massimo Giannini il suo massimo alfiere, i’esponente di punta di quella sorta di critici e giornalisti super partes di cui al mio post del 23 Agosto.  Inutili come soprammobili ma rumorosi e di fatto supporter a contrariis di questo scellerato governo. E’ ora di smettere di pontificare ed è invece è necessario rimboccarsi le maniche e ciascuno portare il proprio contributo a una battaglia che si preannuncia lunga e difficile. Che sarebbe stata l’Italia che ha resistito all’invasore nazista se i protagonisti si fossero limitati a scrivere dotti articoli comodamente seduti sulle poltrone di uno stato neutrale?  Molti lettori leggono il blog senza registrarsi. Chiederei cortese mente la registrazione (ehe non comporta nulla), che può essere facilmente fatta “clikkando” sul riquadro “iscriviti” nel riquadro in neretto sopra ogni post e che permette di ricevere un messaggio email ogni nuovo post pubblicato.
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PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.

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2 risposte a "Repubblica- 26 Agosto 2018"

  1. Massimo Rudan ha detto:

    Facciamo un passo indietro, alle elezioni del 2013. Come è capitato a molti, all’inizio della campagna elettorale ero deciso a votare PD, col pensiero “è la volta buona che ci liberiamo di Berlusconi”; alla fine di una campagna elettorale insulsa e disastrosa, non li ho votati. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata un talk show in cui Bersani ha parlato unicamente dei 4 miliardi/anno che costerebbe abolire l’IMU sulla prima casa, e non ha fatto cenno agli almeno 60 miliardi/anno che ci costa la corruzione dei politici. Un anno di corruzione è pari a quindici anni di IMU. Come tutti ricordano, all’ultimo minuto della campagna elettorale del 2013 Berlusconi disse serafico “io sono ricco, se votate per me i 4 miliardi dell’IMU ce li metto di tasca mia”, e con questa panzana ha guadagnato un paio di punti: in dieci secondi ha raso al suolo mesi di chiacchiere di quegli altri.
    Tornando a oggi, è ragionevole pensare che sarebbe meglio ripartire dal PD piuttosto che creare entità nuove oppure non creare nulla. Il punto è che se quelli del PD non parlano mai di combattere la corruzione e gli sprechi, e si limitano a un inutile contrasto verbale nei riguardi di Salvini sulle questioni dei migranti e dell’Europa, una ragione ci sarà pure, ed è che sono anche loro corrotti fino al midollo.
    Mettiamo a confronto due strategie: 1) coagulare un gruppo di volenterosi che riformi il PD dall’interno, 2) coagulare un gruppo di volenterosi che esercita una pressione esterna sul PD con tutti i mezzi leciti, lettere aperte, petizioni e così via, magari per incidere su situazioni locali che sono più note e delimitate. Penso che il metodo 2 sarebbe sterile, perché il politico agisce solo in funzione della maggiore o minore probabilità di essere eletto la volta dopo. Il metodo 1 comporta che i riformatori devono candidarsi alle elezioni e farsi eleggere, scalzando quelli che ci sono, a partire dal bulletto Renzi: quello che ha rifiutato di allearsi coi 5S sperando che lo Stato si sfasci del tutto, scommettendo sul calcolo elettorale di riguadagnar consensi sulle macerie lasciate dalla Lega. Il problema è che se quelli che sono già dentro il PD non si liberano di questa dirigenza, vuol dire che son tutti d’accordo; allora, quanti dovrebbero essere i riformatori per prevalere?

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    • Tutto giusto ma se non si comincia non si arriva da nessuna parte. Sono perfettamente consapevole che una lunga marcia è terribilmente difficile ma il problema è che non vedo alternative. Ma se tutti coloro che ne sono consapevoli provano a dare il loro contributo forse c‘è luce alla fine del tunnel. Io non vedo alternative

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