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Il caos – 10 Agosto 2018

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Come previsto…
…  nessun suggerimento è giunto in seguito alla mia richiesta di suggerimenti su come attrezzarsi per arginare l’onda fascista che sta sommergendo l’Italia e l’Europa. Pare che ci si trovi di fronte a una epidemia di peste inarrestabile nella quale la maggioranza dei cittadini fa a gara a infettarsi. E gli untori massimi, l’energumeno e il giovin signore, anzichè essere emarginati sono osannati e incitati a sempre maggiori nefandezze che si concretizzao in provvedimenti stupidamente populisti. E fa persino tenerezza vedere il presidente di Confindustria che nel suo italiano costantemente incerto pur di non inimicarsi il governo non prende posizione su un decreto considerato dai suoi iscritti deleterio. Quale è il contraltare del populismo? Il giustizialismo, quello con cui si soddisfano i desideri di vendetta, senza tenere conto del fatto che una società (e in particolare quella italiana) è variegata e come tale richiedente ben dosati  provvedimenti. Prendiamo un esempio: i vitalizi e le pensioni d’oro. Per i primi è certo che in alcuni casi si è in presenza di una vera e propria stortura. ma è anche vero che ci sono casi in cui, ad esempio,  vedove di parlamentari si vedono gettate sul lastrico senza avere nessuna responsabilità se non quella di avere sposato un politico a tempo pieno. E sulle pensioni d’oro che dire? Nel “contratto” di governo la soglia era 5.000 euro ma ora nella finanziaria si parla di 4.000 euro. Niente di speciale: tutto il “contratto” è una balla megagalattica (si pensi solo alla flat tax) che interpretazioni sotto il limite del ridicolo distorcono fino a snaturarla nella sua interezza. E se è vero che pur di onorare anche solo alcuni elementi del contratto si aumenterà il deficit chi vorrà prestare ancora risorse all’Italia se non a tassi da usura? Ma quale è l’orizzonte politico di questa associazione a delinquere? Le europee del 2019! Ora se, come si indica da molte parti, tutti coloro che si vedono tagliare gli emolumenti faranno ricorso il minimo che ci si possa apsettare è che i tribunali, già ora spesso al collasso, saranno intasati senza possibilità di fornire quel servizio di giustizia per il quale sono previsti. E se poi i ricorsi avranno successo lo stato si troverà a pagare  gli emolumenti tagliati dopo avere già speso le risorse corrispondenti. Probabilmente a carico di un prossimo governo continuando il balletto per il quale ogni governo addebita al precedente la responsabilità di una situazione finanziaria disastrata. Molto più saggio sarebbe stato graduare gli interventi, analizzando i vari casi, trovando delle mediazoni, evitando “colpi di ariete” e le relative conseguenze. Ma la parola saggezza è l’antitesi di questi descamisados, essendo frutto di cultura e sensibilità. Esattamente quello che ai due primi ministri manca (dell’ectoplasma Conte non vale la pena di far conto). Mah…. Molti lettori leggono il blog senza registrarsi. Chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla), che può essere facilmente fatta “clikkando” sul riquadro “iscriviti” nel riquadro in neretto sopra ogni post e che permette di ricevere un messaggio email ogni nuovo post pubblicato.
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2 risposte a "Il caos – 10 Agosto 2018"

  1. Massimo Rudan ha detto:

    Sono pessimista sul fatto che, una volta ritoccata (in basso) una pensione, un ricorso possa avere successo. Qualche passato governo ha bloccato per anni gli scatti stipendiali, e questa azione è stata giudicata legittima perché quando lo Stato è vicino al collasso bisogna aggiustare la situazione con mezzi anche draconiani. Poi, l’azione è sfociata in un’ingiustizia nei riguardi dei docenti universitari: solo per questi, infatti, è stata bloccata la progressione di carriera per un periodo uguale a quello del blocco dello stipendio; così, al termine del blocco, è come se gli universitari (di cui faccio parte) non fossero esistiti per cinque anni. Tutte le altre categorie hanno avuto il riconoscimento dell’anzianità relativa agli anni del blocco. Ora, non mi risulta che le numerose azioni finora intraprese abbiano ottenuto risultati concreti.

    Detto questo, concordo che l’attuale governo non abbia la minima idea su come concretizzare le infinite promesse elettorali, ed esiste il rischio che sparino un po’ a caso. Comunque, per un paio di giorni non si parlerà di pensioni o vitalizi, dato che gli argomenti al centro dell’attenzione sono la TAV e il gasdotto di Melendugno: alla televisione parlano solo di queste due cose, mentre il trasporto su gomma di roba che esplode è già passato di moda. Come al solito, certe cose non vengono mai spiegate da nessuno: ad esempio, come mai la quota del costo della TAV pagata dall’Italia è maggiore di quella francese, anche se il percorso nel nostro territorio è alquanto più breve dell’altro? Se l’Italia recede, e quindi blocca l’impresa, quelli che stanno a ovest e a est di noi passano attraverso la vecchia linea, molto lenta (*), o fanno una nuova TAV passando da Svizzera e Austria? e, comunque, chi paga?

    Quanto al gasdotto, esso è lungo 878 km, di cui 8 km sulla terraferma in Italia; percorsi questi 8 km, si connette alla rete del gas già esistente. Alcune notizie possono trovarsi nel sito https://www.tap-ag.it/, sicuramente di parte; comunque, si legge: “Nel complesso, pertanto, i lavori potrebbero durare tra i 12 e i 24 mesi, comprensivi dei tempi di posa del gasdotto. Alla conclusione dei lavori, le condizioni di tutti i terreni interessati saranno completamente ripristinate al loro stato originale. TAP risarcirà inoltre i proprietari dei terreni per il disturbo arrecato durante i lavori (o per la durata effettiva del disturbo o per 24 mesi, in ogni caso verrà scelta la soluzione di maggiore tutela per il proprietario). Una volta costruito, il tratto onshore sarà interrato ad almeno un metro di profondità e sarà perciò invisibile per l’intero tracciato. Gli unici manufatti fuori terra saranno il terminale di ricezione, le stazioni di compressione e le valvole di intercettazione”. Chi è contro il gasdotto dovrebbe spiegare perché non reputa adeguate queste condizioni, e quali altre condizioni riterrebbe invece adeguate.

    Breve postilla a questa nota fin troppo lunga: nessun suggerimento è giunto su come reagire, è vero, ma il blog “Accetto consigli” era stato pubblicato solo 36 ore prima di questo, e siamo in pieno agosto..

    (*) Per questioni di lavoro ho viaggiato spesso da Bologna a Grenoble, che è più vicina di Lione. Uso quest’esempio perché Trenitalia non dà indicazioni per Lione. Se uno, domani 11.08.2018, volesse andare da Bologna a Grenoble, troverebbe nel sito di Trenitalia le seguenti durate e numero di cambi: 6h54′ (5), 7h49′ (4), 9h34′ (4), 9h19′ (5), 8h24′ (2), 8h00′ (4), 7h45′ (5). La tratta è di circa 560 km, come la tratta Bologna-Napoli che i Frecciarossa percorrono in 3h40′ (senza cambi). Forse una linea ad alta velocità fra Torino e Lione non sarebbe poi così male.

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    • Ovviamente concordo. Segnalo solo che la corte costituzionale ha giudicato legittimo il prelievo sulle pensioni solo se temporaneo e logico. Ovviamente agli sciamannati sono concetti del tutto estranei. E quindi via ai ricorsi….

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