Spigolature

Il linciaggio – 24 Dicembre 2017

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Concordo su tutto.
Lo scandalo senza “peccato” – PIERO SANSONETTI
Neanche gli scandali sono più quelli di una volta! Una volta per fare uno scandalo era necessario che girassero dei quattrini. Ora si possono fare anche gratis. Ieri provavo a richiamare alla memoria gli scandalipolitici che ricordo, quelli grandi, che fecero scalpore, e che per conseguenze politiche e mediatiche – per potenziale di fuoco della stampa e dei partiti politici – possono ricordare questo scandalo di banca Etruria. Mi è tornato alla mente lo “scandalo delle banane”, anno 1963. Una volta gli scandali erano una cosa seria…Andavo alle medie, ero ragazzino, ma me lo ricordo bene perché ne parlavano tutti. E poi pare che quell’avvocato che fu arrestato, un certo Bartoli Avveduti, fosse il marito di una cugina di mio padre. Lo scandalo coinvolse un ministro, un certo Trabucchi, che poi se la cavò perché allora l’immunità parlamentare era una cosa seria e poi c’era anche una super immunità per i ministri ( l’avevano voluta i padri costituenti, quelli che avevano guidato la lotta al fascismo e che scrissero la Costituzione).Lo scandalo delle banane consisteva in un giro di bustarelle con le quali venivano truccate le aste e veniva destabilizzato il mercato delle banane che, all’epoca, era sottoposto al monopolio. Girarono molti soldi. Due miliardi di lire di quel tempo, che non saprei convertire con precisione in euro attuali, tenendo conto dell’inflazione, ma a occhio erano circa 20 milioni di euro.Poi mi ricordo gli anni 70, con la Lockheed, che fu uno scandalo colossale, lambì l’onorabilità di Moro, fece tremare i governi e la Dc e mandò a gambe all’aria persino il Quirinale, dove c’era l’incolpevole Giovanni Leone che fu costretto a dimnettersi. Era una storia di tangenti pagate dall’industria americana per vendere alcuni aerei militari alla nostra aviazione. Non si è mai saputo bene quanto fossero grandi queste tangenti e chi le abbia intascate. Erano una cosetta da venti o trenta milioni di dollari che, sempre calcolando l’inflazione, credo che corrispondessero più o meno a due o trecento milioni di euro di oggi. Un ministro finì in prigione, si chiamava Mario Tanassi ed era stato segretario del partito socialdemocratico e del partito socialista unificato. Un altro ministro, Luigi Gui, democristiano, fu assolto. Negli anni ottanta arrivò lo scandalo petroli. Lì per la prima volta tremò il Psi che controllava l’Eni. Era una roba davvero grossa, perché erano stati fatti, pare, un gran numero di imbrogli che avevano spinto in alto il prezzo della benzina e permesso gigantesche evasioni fiscali. Non si seppe mai chi aveva preso le tangenti, ma la sentenza disse che erano finite ai partiti di governo. Quante tangenti? Circa 2000 miliardi di lire, una montagna incredibile di soldi. Dopodiché si arriva a Tangentopoli, frazionata in tanti scandali, il più grande dei quali fu quello Enimont ( l’azienda nata dalla fusione di Eni e Montedison) con tangenti miliardarie pagate a tutti i partiti, sia di governo sia di opposizione. Ci fu il famoso processo nel quale Di Pietro mise alla sbarra in diretta Tv i capi della politica italiana: Craxi e Forlani, soprattutto.Ecco, ora c’è lo scandalo Boschi. I plotoni di esecuzione sono molto folti e ben attrezzati. Sparano, sparano, sparano ogni giorno. Nei plotoni ci sono i rapresentanti dei partiti, ma soprattutto ci sono i giornali e le Tv. A capo di tutti i plotoni c’è il personaggio emergente della politica italiana: Marco Travaglio. Che è ubiquo. E ormai guida giornali e partiti in contemporanea.Quel che manca in questo scandalo è solo un dettaglio: l’oggetto dello scandalo. Quello non c’è. Ci sono gli imputati, gli accusatori e la condanna. Manca l’accusa. Boschi sarebbe colpevole di conflitto di interessi, pur non avendo sicuramente incassato un solo euro bucato e non aver commesso nessunissima violazione della legge e neppure nessun atto censurabile, e non avere mai favorito ma anzi aver danneggiato suo padre.Non ha colpe specifiche – dicono gli accusatori ma è colpevole. E’ vero che non ha favorito suo padre, ex vicepresidente della fallita banca Etruria, però – dice Travaglio, spesso sorridendo – in pratica lo ha favorito. Come? Salvando la banca? No, questo no. Salvando la sua vicepresidenza? No, questo no. Permettendogli di portar via un bottino? No, ma per carità, non è questo! E allora? Cosa ha fatto il governo Renzi- Boschi con Etruria? L’ha commissariata, sì, però lo ha fatto malvolentieri. Forse. Ecco, l’accusa è questa: malvolentieri. E poi, comunque, avrebbe potuto non farlo e in quel caso ci sarebbe stato, se non proprio un reato, sicuramente un peccato. Giusto – ribatte l’accusa – ma il fatto stesso che avrebbe potuto non farlo, e dunque compiere una scorrettezza, configura di per se la scorrettezza.L’altra sera ho seguito per un’oretta una trasmissione televisiva della Sette, “di martedì”. Era sul caso Boschi, ma la Boschi non c’era. Non c’era neanche nessun altroche sostenesse posizioni o idee a lei vagamente favorevoli. La tesi dell’accusa era quella che abbiamo spiegato poche righe qui sopra. “Non l’ha fatto ma avrebbe potuto…”. La trasmissione era organizzata così: prima ha parlato Di Battista, quello dei 5 Stelle. Senza nessun contraddittorio, come si usa con i 5 Stelle. Solo, assiso su una bella sedia, ha potuto indisturbato svolgere il comizio e spiegare come e perché la Boschi è massimamente colpevole e il fatto che però non abbia colpe è del tutto secondario.Poi Di Battista se ne è andato e sono arrivati tre giornalisti. Per discutere in modo più oggettivo, meno politicizzato. Volete sapere chi? Beh, Marco Travaglio e Maurizio Belpietro, cioè i direttori dei due giornali che stanno guidando la campagna contro la Boschi, e Massimo Giannini, giornalista di Repubblica che notoriamente – per ragioni anche comprensibili – tutti può sopportare nel mondo politico italiano, tranne Matteo Renzi ( che lo ha in pratica cacciato dalla Rai). Ne è nata una discussione surreale fra i tre, perché ciascuno voleva dimostrare di essere più inflessibile degli altri due. Non avevo mai visto niente di simile in una televisione. Neanche al tempo della Rai democristiana- democristiana ( almeno un oppositore, magari un oppositore di sua maestà, uno spazietto ce l’aveva sempre).A un certo punto Travaglio se ne è andato, dicendo che doveva tornare al suo giornale, per lavorare un po’. Belpietro e Giannini hanno continuato a picchiare sulla Boschi. Poi è arrivato Bersani. Ha iniziato a picchiare anche lui. Passano cinque minuti d’orologio e ricompare Travaglio. Stupore: ma come, non se n’era andato? Floris, tutto soddisfatto, annuncia che Travaglio è arrivato al suo giornale ma non ha trovato molto da fare e dunque si è ricollegato. E allora Floris gli chiede cosa pensa del caso Boschi. Travaglio dice che è peggio di Berlusconi. poi ridanno la parola Belpietro e Giannini. Poi di nuovo a Travaglio.Mistero su come abbia fatto Travaglio a coprire la distanza tra il quartiere Prati e il quartiere San Giovanni, con tanta rapidità. Mistero, che si aggiunge al mistero di come possa esistere uno scandalo senza scandalo e un colpevole senza colpe.E’ la nuova politica, che funziona così. E la nuova televisione libera, libera veramente, che però fa venire una gran nostalgia della Tv di Ettore Bernabei.
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.
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9 thoughts on “Il linciaggio – 24 Dicembre 2017

  1. Roberto Barilli ha detto:

    Molto molto divertente il Suo racconto sul caso Boschi con i tre signori citati !
    Per quanto mi riguarda, sempre sul caso Boschi e in relazione al ‘fondo’ di Mario Calabresi su “Repubblica” di qualche giorno fa, veramente incredibile, riporto la mia comunicazione al quotidiano in data di ieri:
    “Bungiorno,
    desidero interrompere il mio abbonamento a Repubblica a
    partire dalla prima ‘˜finestra’ amministrativa utile.
    È un poco che pensavo a questa soluzione ma il ‘˜fondo’ di Mario Calabrese di ieri sul caso MEBoschi mi ha indotto a decidere e in un certo senso gli sono grato per quell’articolo.
    In attesa di una risposta sul momento in cui la cessazione avverrà porgo cordiali saluti.”
    Aggiungo per completezza, ma a “Repubblica” non deve interessare, che da un paio di mesi sono soddisfatto abbonato del “Corriere” che reputo migliore.
    Infine……. le do atto che ha una bella pazienza a sorbirsi quegli ‘spettacolini’ televisivi !

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  2. Sandra Festi ha detto:

    Tutto il bene possibile per l’ articolo di Sansonetti.
    E per dire che non tutti i giornali sono uguali porto l’ attenzione sull’ intervista che oggi “la Repubblica” ha pubblicato sull’ intera pagina 19 : l’ inviato Paolo Berizzi è andato a Mantova per intervistare, non il sindaco riabilitato dal fango delle false accuse, bensì l’ accusatrice, tal Elisa Nizzoli ( con foto). Ne sentivamo proprio un bisogno impellente!!!
    Sandra Festi.

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      • Roberto Barilli ha detto:

        Già, “Repubblica” …… siete curiosi di sapere che tipo di risposta ho avuto dopo la mia disdetta? Bene, la racconto!
        Dopo avermi comunicato che l’ultimo giorno utile sarà il 27 gennaio (tanto non muore nessuno ….) subito dopo arriva un’offerta di un rinnovo trimestrale a € 9,90 con la richiesta di indicare perché ‘hai deciso di disdire l’abbonamento’:
        – mancanza di tempo a leggerla tutti i giorni;
        – costo eccessivo;
        – problemi tecnici;
        – non mi interessa.
        Ovviamente non ho risposto.

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  3. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Repubblica fu fondata ai tempi per motivi politici e tale è rimasta. Come tutti gli altri giornali, del resto. Cambiando i “motivi” cambiano i toni.
    Il “caso” Boschi si discosta dagli altri per l’ ossessione di Renzi nel proteggere la signora in questione. Ricordo benissimo – salutai con un “finalmente” la sua nomina: una atleta internazionale ai massimi livelli che certamente conosceva ciò di cui si sarebbe occupata, e forse proprio per questo “scomoda” – la signora Josefa Idem, pluricampionessa ed “immigrata” ( tedesca, però, mica congolese come la signora Kyenge dal pessimo carattere, in continua polemica con tutti ma blindata dal Governo) che fu immediatamente costretta a lasciare per una campagna di stampa vergognosamente bipartisan. Il “caso” alla fine si rivelò un danno per lo Stato di poco più di 1000 euro a proposito del quale, tra l’ altro, certamente una atleta in giro tutto l’ anno a vincere medaglie aveva avuto certamente poca contezza.
    Ma così fu. E non ricordo alcuno che levasse scudi in sua difesa. Ricordo anzi un titolo di giornale: “La Tedesca deve lasciare” . A proposito di razzismo ( ma quando vinceva allori era comodissima…)
    Come si dice nelle aziende private: tutti sono utili, nessuno è necessario. Ma io penso ormai da tempo che il PD abbia deciso di perdere le elezioni ( come è successo con Roma) e faccia di tutto perchè gli elettori lo abbandonino.
    Non c’è altra spiegazione ( e certo non solo per il caso Boschi…)

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    • Roberto Barilli ha detto:

      Magari pure il PD avesse ‘deciso’ di perdere le elezioni, che la cosa sarebbe semplicissima: basterebbe chiedere a chi ha le idee chiare (e ci tenesse a cambiare le sorti , si capisce…….) e, oplá, il gioco sarebbe fatto!
      Insomma di una semplicità unica al punto che viene voglia di chiedere a persone di buon cuore e sicura fede democratica come si dovrebbe fare per ‘non far perdere’ queste elezioni: c’è qualcuno in grado di fornire uno spunto, anche piccolino, (mettendo evidentemente da parte gli scrupoli) a fare vincere queste elezioni a questo PD?
      Cosa che sino a poco tempo fa era già certissima, fra l’altro, se non fosse arrivato il dannato ‘caso Boschi ‘!

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  4. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Per quanto riguarda i giornali, ho smesso di leggere La Stampa, in casa mia da sempre, dopo la nomina di “anema e core” Calabresi-Gramellini. Un tempo c’era un ottimo inserto scientifico ogni mercoledì, firmato dall’ ottimo Piero Bianucci: ora solo notizie poco contestualizzate e curiosità.
    Purtroppo tutta la stampa è ormai omologata a fare da cassa di risonanza alla politica, e non solo la stampa italiana, purtroppo. Non so se “ci sono o ci fanno”, temo sempre di più che sia la prima che ho scritto, purtroppo.

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