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2018 – 31 Dicembre 2017

 

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A tutti i lettori i miei migliori auguri per il 2018: ne abbiamo bisogno!
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PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.
PPS La gestione di un blog è operazione talvolta faticosa. Molti dei miei lettori leggono il blog senza registrarsi. Chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente fatta “clikkando” sul riquadro “iscriviti” nel riquadro in neretto sopra ogni post e che permette di ricevere un messaggio email ogni nuovo post pubblicato. Se vi siete già iscritti al blog Kurvenal per favore re-iscrivetevi anche a questo. Grazie anticipatamente.

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    NB: leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzanndo l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinché tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (i commenti, per essere pubblicati, debbono recare nome, cognome e email)!!
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Repubblica – 31 Dicembre 2017

 

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 Negli anni 70 uscì un giornale – Repubblica – che rappresentava le impostazioni di quella „intellighenzia“ orientata a sinistra ma non massimalista, alla quale mancava una voce in grado di esprimerne le posizioni. Ne sono stato un lettore fedele da allora e ho sempre apprezzato la continuità della linea editoriale con i vari direttori che si sono susseguiti. Fino ad oggi. La direzione Calabresi, nella sua smania di distinguersi, sta modificando tutto, a partire dalla veste editoriale che alla ricerca di novità ha reso il giornale molto meno leggibile, un errore simile a quello (per fortuna durato poco) del sole 24 ore quando si trasformò in tabloid.  Persino le lettere dei lettori nelle edizioni locali sono di fatto sparite, affastellate in un unico mucchio una volta alla settimana senza alcun risalto (e io credo che pure nella arbitrarietà della scelta costituiscano un valore). Ma non è questo l‘unico e maggiore errore. Il giornale ha perso quella terzietà che ne era il suo punto di forza. Dopo un periodo di sostegno a Renzi (in certi casi persino eccessivo) oggi ne è diventato un fiero antagonista, capeggiato dal rancoroso Massimo Giannini probabilmente invelenito dall‘insuccesso del suo Ballarò e dalla sua conseguente cacciata dalla TV della quale ritiene Renzi responsabile. Le notizie sono distribuite in modo caotico, l‘impostazione incerta, la caratterizzazione incomprensibile.  Non sarà certo la mia defezione a modificare gli equilibri editoriali ed economici ma ho deciso di disdire il mio abbonamento in segno di protesta. Certo una goccia nel mare ma forse non del tutto isolata.
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Ignoranza – 25 Dicembre 2017

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C’è un limite all’ignoranza: oggi al TG7 della sera una ignota speaker ha citato la repubblica di Weimar (ei pronunciato come in italiano!!!) e lo stesso dicasi per Steinmaier. Ora tutti, ripeto tutti sanno come si pronuncia il nome della repubblica che prende il nome dalla città in cui si è formato il debole e instabile governo poi rovesciato da Hitler e dai nazisti. Tutti coloro che hanno almeno  uno straccio di cultura sanno quale tragedia si sia consumata negli anni venti con questa repubblica ma questa indicibile incompetente (ma avrei un altro nome da usare) denuncia senza alcuna vergogna la sua abissale inaccettabile ignoranza.  Ma dove ha studiato questa persona? Si è fermata all’asilo? E questi sono i giornalisti che infestano le TV. Vergogna!
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Il linciaggio – 24 Dicembre 2017

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Concordo su tutto.
Lo scandalo senza “peccato” – PIERO SANSONETTI
Neanche gli scandali sono più quelli di una volta! Una volta per fare uno scandalo era necessario che girassero dei quattrini. Ora si possono fare anche gratis. Ieri provavo a richiamare alla memoria gli scandalipolitici che ricordo, quelli grandi, che fecero scalpore, e che per conseguenze politiche e mediatiche – per potenziale di fuoco della stampa e dei partiti politici – possono ricordare questo scandalo di banca Etruria. Mi è tornato alla mente lo “scandalo delle banane”, anno 1963. Una volta gli scandali erano una cosa seria…Andavo alle medie, ero ragazzino, ma me lo ricordo bene perché ne parlavano tutti. E poi pare che quell’avvocato che fu arrestato, un certo Bartoli Avveduti, fosse il marito di una cugina di mio padre. Lo scandalo coinvolse un ministro, un certo Trabucchi, che poi se la cavò perché allora l’immunità parlamentare era una cosa seria e poi c’era anche una super immunità per i ministri ( l’avevano voluta i padri costituenti, quelli che avevano guidato la lotta al fascismo e che scrissero la Costituzione).Lo scandalo delle banane consisteva in un giro di bustarelle con le quali venivano truccate le aste e veniva destabilizzato il mercato delle banane che, all’epoca, era sottoposto al monopolio. Girarono molti soldi. Due miliardi di lire di quel tempo, che non saprei convertire con precisione in euro attuali, tenendo conto dell’inflazione, ma a occhio erano circa 20 milioni di euro.Poi mi ricordo gli anni 70, con la Lockheed, che fu uno scandalo colossale, lambì l’onorabilità di Moro, fece tremare i governi e la Dc e mandò a gambe all’aria persino il Quirinale, dove c’era l’incolpevole Giovanni Leone che fu costretto a dimnettersi. Era una storia di tangenti pagate dall’industria americana per vendere alcuni aerei militari alla nostra aviazione. Non si è mai saputo bene quanto fossero grandi queste tangenti e chi le abbia intascate. Erano una cosetta da venti o trenta milioni di dollari che, sempre calcolando l’inflazione, credo che corrispondessero più o meno a due o trecento milioni di euro di oggi. Un ministro finì in prigione, si chiamava Mario Tanassi ed era stato segretario del partito socialdemocratico e del partito socialista unificato. Un altro ministro, Luigi Gui, democristiano, fu assolto. Negli anni ottanta arrivò lo scandalo petroli. Lì per la prima volta tremò il Psi che controllava l’Eni. Era una roba davvero grossa, perché erano stati fatti, pare, un gran numero di imbrogli che avevano spinto in alto il prezzo della benzina e permesso gigantesche evasioni fiscali. Non si seppe mai chi aveva preso le tangenti, ma la sentenza disse che erano finite ai partiti di governo. Quante tangenti? Circa 2000 miliardi di lire, una montagna incredibile di soldi. Dopodiché si arriva a Tangentopoli, frazionata in tanti scandali, il più grande dei quali fu quello Enimont ( l’azienda nata dalla fusione di Eni e Montedison) con tangenti miliardarie pagate a tutti i partiti, sia di governo sia di opposizione. Ci fu il famoso processo nel quale Di Pietro mise alla sbarra in diretta Tv i capi della politica italiana: Craxi e Forlani, soprattutto.Ecco, ora c’è lo scandalo Boschi. I plotoni di esecuzione sono molto folti e ben attrezzati. Sparano, sparano, sparano ogni giorno. Nei plotoni ci sono i rapresentanti dei partiti, ma soprattutto ci sono i giornali e le Tv. A capo di tutti i plotoni c’è il personaggio emergente della politica italiana: Marco Travaglio. Che è ubiquo. E ormai guida giornali e partiti in contemporanea.Quel che manca in questo scandalo è solo un dettaglio: l’oggetto dello scandalo. Quello non c’è. Ci sono gli imputati, gli accusatori e la condanna. Manca l’accusa. Boschi sarebbe colpevole di conflitto di interessi, pur non avendo sicuramente incassato un solo euro bucato e non aver commesso nessunissima violazione della legge e neppure nessun atto censurabile, e non avere mai favorito ma anzi aver danneggiato suo padre.Non ha colpe specifiche – dicono gli accusatori ma è colpevole. E’ vero che non ha favorito suo padre, ex vicepresidente della fallita banca Etruria, però – dice Travaglio, spesso sorridendo – in pratica lo ha favorito. Come? Salvando la banca? No, questo no. Salvando la sua vicepresidenza? No, questo no. Permettendogli di portar via un bottino? No, ma per carità, non è questo! E allora? Cosa ha fatto il governo Renzi- Boschi con Etruria? L’ha commissariata, sì, però lo ha fatto malvolentieri. Forse. Ecco, l’accusa è questa: malvolentieri. E poi, comunque, avrebbe potuto non farlo e in quel caso ci sarebbe stato, se non proprio un reato, sicuramente un peccato. Giusto – ribatte l’accusa – ma il fatto stesso che avrebbe potuto non farlo, e dunque compiere una scorrettezza, configura di per se la scorrettezza.L’altra sera ho seguito per un’oretta una trasmissione televisiva della Sette, “di martedì”. Era sul caso Boschi, ma la Boschi non c’era. Non c’era neanche nessun altroche sostenesse posizioni o idee a lei vagamente favorevoli. La tesi dell’accusa era quella che abbiamo spiegato poche righe qui sopra. “Non l’ha fatto ma avrebbe potuto…”. La trasmissione era organizzata così: prima ha parlato Di Battista, quello dei 5 Stelle. Senza nessun contraddittorio, come si usa con i 5 Stelle. Solo, assiso su una bella sedia, ha potuto indisturbato svolgere il comizio e spiegare come e perché la Boschi è massimamente colpevole e il fatto che però non abbia colpe è del tutto secondario.Poi Di Battista se ne è andato e sono arrivati tre giornalisti. Per discutere in modo più oggettivo, meno politicizzato. Volete sapere chi? Beh, Marco Travaglio e Maurizio Belpietro, cioè i direttori dei due giornali che stanno guidando la campagna contro la Boschi, e Massimo Giannini, giornalista di Repubblica che notoriamente – per ragioni anche comprensibili – tutti può sopportare nel mondo politico italiano, tranne Matteo Renzi ( che lo ha in pratica cacciato dalla Rai). Ne è nata una discussione surreale fra i tre, perché ciascuno voleva dimostrare di essere più inflessibile degli altri due. Non avevo mai visto niente di simile in una televisione. Neanche al tempo della Rai democristiana- democristiana ( almeno un oppositore, magari un oppositore di sua maestà, uno spazietto ce l’aveva sempre).A un certo punto Travaglio se ne è andato, dicendo che doveva tornare al suo giornale, per lavorare un po’. Belpietro e Giannini hanno continuato a picchiare sulla Boschi. Poi è arrivato Bersani. Ha iniziato a picchiare anche lui. Passano cinque minuti d’orologio e ricompare Travaglio. Stupore: ma come, non se n’era andato? Floris, tutto soddisfatto, annuncia che Travaglio è arrivato al suo giornale ma non ha trovato molto da fare e dunque si è ricollegato. E allora Floris gli chiede cosa pensa del caso Boschi. Travaglio dice che è peggio di Berlusconi. poi ridanno la parola Belpietro e Giannini. Poi di nuovo a Travaglio.Mistero su come abbia fatto Travaglio a coprire la distanza tra il quartiere Prati e il quartiere San Giovanni, con tanta rapidità. Mistero, che si aggiunge al mistero di come possa esistere uno scandalo senza scandalo e un colpevole senza colpe.E’ la nuova politica, che funziona così. E la nuova televisione libera, libera veramente, che però fa venire una gran nostalgia della Tv di Ettore Bernabei.
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Ius soli – 24 Dicembre 2017

 

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Si sapeva che questa legge sacrosanta aveva poche possibilità di essere approvata ma che un bisonte che risponde al nome del leghista Calderoli, che vedo bene in una macelleria del terzo mondo, dopo avere presentato 50.000 (avete letto bene cinquantamila) emendamenti utilizzando in modo fraudolento le capacità di un buon word processor proclami trionfante che la legge è morta e sepolta non perchè discussa ma perchè accantonata per l‘assenza del numero legale, fatto mancare da 29 senatori PD e 3 MDP (ovviamente con l‘ausilio di tutti i pentastellati, ignobili trasformisti che sotto l‘abito della legalità nascondono un cuore da iena) è troppo per chi come me avrebbe voluto che la legge fosse sconfitta sul campo e non da bizantinismi da repubblica delle banane. Quindi è il PD  che per un ignobile calcolo elettorale ha rinunciato a essere paladino di una legge sacrosanta che corrisponde a quello che dovrebbe essere alla base della propria identità. Vergogna e ancora vergogna e purtroppo non mi aspetto neppure che una ameba come Mattarella, in un sussulto di indipendenza procrastini la legislatura quel tanto che basta per riportare la legge in aula. Perfetto: non sarà la mia goccia nel mare a cambiare le sorti dell‘Italia ma esiste anche la coscienza individuale e per questo motivo non darò né al PD né ad altri partiti il mio voto.
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Emiliano di Puglia – 23 Dicembre 2017

 

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Clamorosamente trombato alle primarie del PD con un risultato percentuale che non raggiunge il numero delle dita di una mano, fiero fieramosca antagonista di Renzi, una complessione da mangiafuoco, un eloquio smangiucchiato dal sigaro, ha finalmente trovato il modo di acquistare un minimo di notorietà a spese dei lavoratori brandendo la fiaccola dell‘ambientalismo d‘accatto a prescindere. Non pago, per un pugno di voti, si é unito a una accozzaglia di sciamannati di stampo „no TAV“ per l‘oleodotto pugliese etc.etc. Si spegne l‘Ilva e migliaia di lavoratori vanno in malora? Ma chi se ne frega se questo serve a tenere i riflettori accesi su di lui? La tragedia è che questo figuro è del PD, ovvero di un partito le cui origini traevano spunto dalla difesa delle classi più disagiate ovvero degli operai! E questo vuole mandarli a casa! A questo punto c‘è solo da sperare che quella istituzione sventurata che è il TAR si esprima quanto prima e rifili una ennesima trombata a questo figuro che dovrebbe essere espulso dal PD. Ma con l“aria che tira e la voglia di protagonismo dei TAR non c‘è molto da sperare. Il ministro Calenda, per quello che vale il mio giudizio, ha la mia piena solidarietà pari soltanto al disprezzo che ho per Emiliano!
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Višegrad – 22 Dicembre 2017

 

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Per capire la doppiezza dei paesi del “patto” (pactum sceleris!) di Višegrad (Polonia, Repubblica ceka, Slovacchia e Ungheria con una potenziale new entry rappresentata dall’Austria) questi fascisti si sono astenuti nel voto che all’ONU ha condannato la decisione del bisonte americano di spostare l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme in totale difformità da tutti gli altri paesi europei. Ora questi fascisti hanno ancora una volta sottolineato come l’europa per loro sia solo una vacca da mungere economicamente e basta. Ma poniamo che fossero posti fuori dall’europa (purtroppo cosa praticamente impossibile ma facciamone un caso di studio): vista la loro intrinseca russofobia è da escludere che si rivolgerebbero al Judoka del kremlino e quindi si troverebbero isolati con la speranza di essere aiutati dagli USA vista la loro collocazione strategica. Ma la politica protezionistica di Trump lascia poche speranze di aiuti sostanziali e quindi si ritroverebbero in “brache di tela”. Ecco è questo il mio sogno irrealizzabile: una punizione esemplare contro nazionalismi, confessionalità, islamofobia etc. etc.  L’europa (o il simulacro che ne resta) ha delle regole ormai ridicole in nome di un rito che non ha più nulla a che fare con una realtà che purtroppo ha dimenticato la seconda guerra mondiale e ripercorre quelle stesse strade che hanno portato ai 30 milioni di morti. Questi paesi infetti vanno isolati con tutti i mezzi, quello economico in primis. E basta con i bizantinismi di un approccio soft che altro non si rivela che un sintomo di impotenza: chi sbaglia deve pagare (mai termine fu più appropriato) e in modo salato!
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