Spigolature

La carriera – 21 Novembre 2017

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Nel corso di una recente cena cui ho partecipato tre dei partecipanti erano professori universitari e il discorso è caduto sulle esperienze in politica. Uno è stato in passato parlamentare e un’altra ha rivestito un’importante carica locale lasciandola per decisione personale senza rimpianti. Tutti e tre però hanno concordato che avendo un retroterra culturale e professionale l’abbandono della politica militante non era un problema. Ecco questo non vale per una larga fetta dei parlamentari (soprattutto – ma non solo – della sinistra) che molto spesso sono modestissimi  funzionari di partito catapultati in parlamento non certo per meriti individuali ma per adesione alle correnti vincenti del momento. E lasciare le laute prebende dell stipendio parlamentare (e la ribalta parlamentare) per tornare alle limitate e grigie remunerazioni impiegatizie è una prospettiva che risulta inaccettabile. Tutti dovrebbero leggere i curricula (il più bello è quello di Di battista che ha “quasi” due lauree – in fondo basta iscriversi a una facoltà, pagare le tasse e dare un esame per avere “quasi” la sospiratissima laurea, magari presa a pagamento in qualche sconosciuta facoltà dell’Albania come il figlio di Bossi). Emblematica è la storia politica di Fratoianni riportata su Wikipedia (funzionario di partito, guarda caso) che ha militato in tempi diversi in vari partitini della sinistra fino a fondarne uno di recente e pronto a saltare su un altro vagone, ovviamente per nobilissimi motivi, non appena la cosa si renda necessaria, avendo sempre  come scopo ultimo sempre quello di mantenere il seggio. Naturalmente la sua “flessibilità” è solo proporzionale alla sua logorrea: un torrente in piena imbottita di parole e slogans e vuota di contenuti. Idem per Salvini (parlamentare europeo con lauto stipendio di Bruxelles mai presente in aula e che forse ritiene che Bruxelles si trovi in Siberia)  e molti altri. Ecco quello che emerge sempre più chiaramente è che la scissione a sinistra(e la lotta alla riforma costituzionale) alla fine ha come unico collante la paura di una mancata rielezione. E che importa a questi galantuomini se questo manda il paese in malora e lo regala alla destra reazionaria e xenofoba? Nulla: Roma val bene la sconfitta (oppure se si preferisce  Dieu et mon droit). Ecco è di fronte a questa spregiudicatezza e a questo egoistico cinismo (che fa ovviamente leva sull’ignoranza e inconsapevolezza dell’elettorato) che ascoltare le dichiarazioni che ogni giorno ci rifilano questi “padri della patria” e i cronisti d’accatto alla caccia di qualche argomento con cui giustificare la propria funzione, fa capire che l’Italia “sic stantibus rebus” è senza futuro. Va da sé che non è certo necessario essere professori universitari per meritare (e onorare!) un posto in parlamento ma la sicurezza di un qualche retroterra professionale non sarebbe comunque una garanzia di indipendenza del parlamentare?
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.
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3 thoughts on “La carriera – 21 Novembre 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Io sono del parere opposto: estrazione a sorte tra tutti i cittadini dai 40 anni in su: più che il titolo di studio ( in qualsivoglia modo conseguito… quanti Masters a pagamento…) conta l’ esperienza di vita, il sapersi destreggiare , il sapersi arrangiare, la consapevolezza del sapere di non sapere (quanta boria in certi dottoroni…!), e soprattutto la capacità di scegliersi i collaboratori e saperli ascoltare…con riserva. Sono cose che difficilmente si insegnano.
    Mentre in campo sportivo e scientifico la gioventù la fa da padrone, nella politica occorre esperienza di vita e sudore del quotidiano: solo il tempo lo può dare, come ben sappiamo dalla vita di ciascuno di noi.
    Nulla più avvilente dei gggiovani in carriera che parlano già, appena nati, in affabulatorio politichese trasudando tracotanza e sicurezza da tutti i pori. Sono bottiglie ben confezionate ma già sigillate; hanno già capito tutto e sono disposte a tutto: nulla di più pericoloso di un/una gggiovane in carriera…
    La storia ne è piena.

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  2. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Lo so che non approva, Professore…
    Del resto, però, se guardiamo i curricula dei Ministri di questo Governo e non solo di coloro che forse – anzi, probabilmente – non ci governeranno mai, non possiamo non notare molti diplomati ( con nessunissima esperienza pregressa riguardo il Ministero che reggono, vedi Lorenzin…nessuno però ne parla…); professoresse di Lettere alla Difesa (ma questo gioca a favore della mia tesi: la prof. Pinotti si è comunque fatta una buona esperienza pregressa…). E quanti e quali titoli ed esperienze ha un prezzemolino Alfano che costantemente ricopre i più alti incarichi istituzionali del Paese passando improvvisamente e con con disinvoltura da uno all’ altro (Giustizia, Interni ed Esteri!!!)? A meno che non si tratti di un Leonardo da Vinci…
    E non si fa altro che piangere nei confronti della seconda generazione dei nostri imprenditori (spesso il fondatore aveva solo la terza Media, ne conosco più di uno…,) molti dei quali, nonostante siano laureati e “masterizzati” (mi si perdoni…) in qualche costosa Università americana (minimo 60.000 dollari l’ anno secondo Forbes), in poco tempo mandano l’ azienda in rovina…
    Insomma, diciamo che forse l’ intelligenza e le capacità personali ( doti purtroppo in gran parte naturali)dovrebbero essere tenute più in conto; ma una persona intelligente riesce a sopravvivere nella politica contemporanea italiana ( ma non solo…)? E come riconoscere e misurare l’ intelligenza? E da parte di chi?

    Alla fin fine, stando ai fatti, questo dilemma temo ci tocchi: a sorte come nell’ antica Grecia o a conoscenze, interessi e raccomandazioni?
    Tertium, purtroppo, non datur; fino ad ora è stata buona soprattutto la seconda.

    Mi piace

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