Spigolature

Sexting – 11 Novembre 2017

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La terribile (ripeto terribile) vicenda delle ragazzine che in età adolescenziale si sono scambiate su WhatsApp selfies a sfondo sessuale (la parola sexting – nonostante conosca bene l’inglese – l’ho imparata da poco) poi finite nel tritacarne della rete è emblematica di come gli esempi negativi vengano seguiti senza il minimo senso critico e della stupidità di certi adolescenti imbottiti di social networks. Già l’idea che fra compagne di classe ci si scambino foto osés mi lascia stupefatto non riuscendo a trovarne il minimo significato. Che cosa volevano dimostrare? E a che tipo di gioco credevano di giocare? La realtà è che i modelli che oggi impazzano in rete, in TV e sui giornali sono tutti conditi con forti componenti sessuali. Prendete un solo esempio per tutti, la cantante Shakira. Qualcuno ne apprezza le sole doti vocali e avrebbe lo stesso successo se la sua voce fosse trasmessa solo alla radio (penso con tenerezza a divi musicali del passato come Natalino – Natalino! chi oggi avrebbe il coraggio di un tale nome? –  Otto o Alberto – idem – Rabagliati)? La risposta è ovvia. Quindi il ragionamento è: la cantante ha successo per le pose provocanti, mi esercito in quel tipo di sport e quindi avrò successo! E Shakira non è che un esempio: tutte, ripeto tutte, le cantanti di successo (soprattutto americane)  – ma non solo – condiscono le loro esibizioni con abbondanti dosi di pose e vestiti provocanti. Dopo di che un pensiero va rivolto ai genitori di queste sventurate ragazzine. Che modelli hanno proposto alle loro figlie? Non sarà che sono loro i primi ad apprezzare Shakira  e le altre, infondendo nelle loro figlie la convinzione che se loro le apprezzano allora il modello da seguire è quello? E la scuola che sforzi ha fatto per far capire quali rischi la rete comporta e come vada usata con quella cautela che si adotterebbe per maneggiare un ordigno bellico?
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.
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2 thoughts on “Sexting – 11 Novembre 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Il proliferare dei media che si occupano ossessivamente di fatti tutto sommato marginali distogliendo l’ interesse popolare da altri di ben altro impatto per nostra vita di tutti i giorni, ci fanno “percepire” che i giovani di oggi siano tutti così: stupidi, vani, ignoranti…
    La vicenda di due improvvide ragazzine diventa il paradigma della “gioventù contemporanea” esattamente come il contestatario sballato degli anni ’70 – nei fatti una assoluta e rumorosa minoranza – era diventato il paradigma strumentale della gioventù di allora.
    I giovani non sono così’, anche se così la propaganda cerca in ogni modo di farli diventare proponendoli come costante modello. I giovani non stanno tutto il giorno sui social, i giovani non guardano la TV, ormai appannaggio pressoché esclusivo della generazioni “over” ( e si vede!).
    E per fortuna.
    Purtroppo abbiamo ancora la scuola del dopoguerra: Manzoni e latinorum. Nulla contro il latinorum ( è sempre una ginnastica intellettuale) più di qualcosa contro il propagandistico Manzoni. Del quale potremmo ben fare a meno e sostituirlo con l’ imprescindibile, ormai “critica delle fonti”. Insomma, insegnare (finalmente!!!) cosa è il WEB, a cosa serve – in realtà – e come limitare i danni del suo uso. Come fare una ricerca, come distinguere i siti ideologici ( spesso ben nascosti soprattutto tra quelli di
    aiuto agli studenti che copiano ed incollano – e quindi imparano – non informazioni ma interpretazioni), come riconoscere le fake news. Sempre tenendo presente che ormai la scuola non è più l’ unica agenzia culturale e neppure la più potente.
    Lo sanno fare i professori? Conoscono l’ esistenza (ad es.) dei Ted Talks, delle conferenze del MIT, delle domande dell’ anno di Edge…? Quanta didattica si potrebbe fare con l’ ausilio di quelle fonti!

    Molto ci sarebbe da discutere, riguardo a questo. Chiudo ricordando che ogni persona è un mondo (genetico) a sé, e che il mito della tabula rasa è finito da tempo: chiunque abbia figli sa che ci riservano sorprese… E riguardo al bullismo, altro “mito” contemporaneo, forse qualcuno over anta ha letto, ai tempi, “I ragazzi della via Pal ” di F. Molnar.
    Quelli sì che erano… bulli!

    Mi piace

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