Spigolature

Lettere ai giornali – 9 Novembre 2017

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Le lettere ai giornali locali sono spesso l’unico mezzo (se non si vuole utilizzare quella arena di “haters” che è Facebook e si spera di raggiungere un pubblico più vasto) per esprimere un’opinione, per segnalare disfunzioni etc. Ma i criteri di scelta per la pubblicazione sono a dir poco arbitrari quando non basati sulla pura casualità (a volte mi pare che avvengano per estrazione..). Non c’è alcun vaglio sull’importanza dell’argomento, sulla qualità del contenuto, sulla veridicità di quanto affermato. E così vengono pubblicate lettere totalmente inutili (ad esempio quelle di ringraziamento ai dottori .. che hanno fatto semplicemente il loro dovere – una forma di pubblicità occulta di cui i redattori che pubblicano la lettera si rendono complici!) quando insignificanti o con contenuti strampalati (come quella in cui uno “scrittore” si chiedeva dove sta scritto che i portici sono appannaggio esclusivo dei pedoni: costui meriterebbe l’oscar del nonsense!). E in merito alle disfunzioni vi è la grave anomalia che l’ente o istituzione coinvolti hanno sempre diritto alla replica e spesso fanno affermazioni in contrasto con la lettera che ha provocato il loro intervento, quando non false (più spesso). E a chi ha scritto la lettera di protesta non è concesso un diritto di replica talché il risultato finale è che … la disfunzione segnalata non esiste! Naturalmente è lecito chiedersi perché continuare ad avere fiducia negli organi di informazione e credere (o sperare) nella loro serietà. Chi ha avuto occasione di esprimere un’opinione in un’intervista sa che per insipienza dell’intervistatore (o più spesso per malafede) quanto affermato viene travisato o quantomeno alterato. Nell’URSS le interviste erano fatte di domande scritte con risposte scritte e l’obbligo di pubblicarle integralmente. Di certo non era quello un fulgido esempio di democrazia ma almeno da quel punto di vista sapevano come fare le cose.
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.
PPS La gestione di un blog è operazione talvolta faticosa. Molti dei miei lettori leggono il blog senza registrarsi. Chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente fatta “clikkando” sul riquadro “iscriviti” nel riquadro in neretto sopra ogni post e che permette di ricevere un messaggio email ogni nuovo post pubblicato. Se vi siete già iscritti al blog Kurvenal per favore re-iscrivetevi anche a questo. Grazie anticipatamente.

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One thought on “Lettere ai giornali – 9 Novembre 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    La nostra “fortuna” ( ridiamo per non piangere) è che le persone comuni “vivono”.
    Mi spiego. All’ intero mondo degli ottimati ( che comprende chiunque abbia in testa un qualsivoglia berretto – ossia un anche piccolo potere derivatogli dalla sua funzione, in qualsivoglia modo ottenuta ) viene insegnato, dal mondo che frequenta, che ciò che non compare sui media non esiste e che quindi occorre convincere la plebe ( i cittadini tutti che non acconsentono) che ciò che vivono in prima persona sono solo “percezioni”. Del caldo, del freddo, del moltiplicarsi dei questuanti, del crollo della Sanità pubblica in realtà “la migliore del mondo”, del degrado cittadino, dell’ incancrenirsi della povertà… Ecc… Ed ovviamente, a ciò che non “conviene”, non occorre dare alcun tipo di pubblicità: se non compare su giornali e TG il problema non esiste; l’ unica speranza per il popolo è nei fatti il Gabibbo, ascoltato più di un Nobel. Insomma, e lo tocchiamo ogni giorno con mano: il popolo viene governato attraverso le notizie – scelte fior da fiore e più o meno manipolate ma sempre martellate all’ infinito – a seconda della convenienza del momento.

    E’ il Goebbels del “…parla parla, qualcosa resterà… ” mischiato a “La vita è sogno di Calderon de La Barca ( ovviamente lassù si ignorano entrambi i predecessori; eccetto il primo, forse…) assieme all’ antico e pur realistico “Il mezzo è il messaggio”, che però a lungo andare, ed a pancia vuota, non funzionano più.
    Insomma, non bastano più il mezzo né il messaggio, che possono ottundere il cervello fino ad un certo punto: poi i morsi della fame, non troppo metaforicamente parlando, svegliano chiunque.
    Per quanto tempo riusciranno ancora a tirare le corde? Fin dove arriverà la loro supponenza ed il menefreghismo? Chissà.
    Cadranno comunque in piedi, loro: per il Paese, le città, le Istituzioni che dovrebbero governare il tempo sta scadendo ma un posticino caldo caldo per molti è già apparecchiato. Fino al prossimo, eterno ritorno, una nuova verginità rifatta attraverso notizie ad hoc: la plebe ha la memoria corta, di questo sono certi.
    Scriveva un grande scrittore del Sud (no, non è l’ ubiquo ed astutissimo Saviano…) che dopo i Gattopardi arrivano le iene…
    Ma dopo le iene, chi ci dobbiamo aspettare?
    L’ unica cosa che mi consola è quella piccola farfalla, che a Tokio continua a battere le ali… Chissà…

    Mi piace

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