Spigolature

Medici – 3 Novembre 2017

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C‘è una categoria in Italia che appartiene alla schiera di coloro che sono „e legibus (regole in questo caso) soluti“: quella dei medici per i quali il rispetto degli orari (e quindi dei pazienti) è molto spesso un optional e come tale non costituisce vincolo deontologico. Ma il paziente è obbligato a essere „paziente“ per la natura stessa del servizio richiesto pur avendo – come tutti – impegni, orari da rispettare etc. Il paziente viene insomma considerato come appartenente a un parco buoi senza diritti e non è infrequente il caso in cui i ritardi sono dovuti a prolungate chiacchiere fra colleghi. Come prof. universitario, da ben 48 anni faccio lezione agli orari previsti, ricevo gli studenti agli orari previsti etc. etc:  se non lo facessi disonorerei la mia deontologia e sarei soggetto alle giuste proteste degli studenti. Avendo vissuto all’estero (e in particolare a Londra e Berlino) posso garantire che colà il rispetto degli orari delle visite è rigoroso e laddove ci siano problemi eccezionali (eccezionali, ripeto), i pazienti sono subito informati con tutte le dovute scuse in tempo reale ed eventualmente a breve  “rischedulati” (orribile anglicismo ormai entrato nella nostra lingua!). Ovviamente nessuno è così cieco da non capire che una visita può avere durata variabile, ma questa variabilità andrebbe valutata a priori, intervallando le visite con un adeguato intertempo così da evitare l’accumulo di pazienti.  Così facendo si riduce il numero di pazienti e il relativo introito? Possibile, ma perché a pagarne le conseguenze debbono essere solo i pazienti?
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.
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2 thoughts on “Medici – 3 Novembre 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    I medici sono come i preti: con loro ci si “confessa”, li si fa entrare in casa senza remore, li si ritiene depositari di verità indiscutibili. Nelle trasmissioni televisive si lascia loro l’ ultima parola ( come accade ai preti), nella sfera sociale mantengono una sorta di valore aggiunto. Depositari ( secondo la vulgata ed i conduttori televisivi) della “scienza”, non dimostrano per lo più incertezze, sono pressoché intoccabili ed essendo depositari di interessi enormi ( tutto il mercato del farmaco gravita attorno a loro) si sostengono a vicenda facendo muro anche riguardo le più ovvie richieste. Un esempio paradigmatico: lo stato che impone per legge ai cittadini ogni sorta di vaccinazione ne esenta nei fatti proprio i principali “untori”: coloro che, muovendosi da un letto all’ altro e toccando ogni sorta di malati , sono certamente i più probabili vettori di infezione.
    Assai difficile credere all’ utilità della prevenzione quando colui che la consiglia se ne astiene. Ma tant’è: c’è chi è più suddito e chi meno…

    Poi c’è il medico “vero”, generalmente non giovanissimo e neppure in carriera. Che dubita e fa ricorso alla propria esperienza ignorando spesso i protocolli. Che procede per tentativi ed errori e dei propri errori si ricorda. Che sa che la medicina non è scienza ma artigianato. Che prescrive un farmaco solo se e quando necessario, che insegna ai propri pazienti che la maggior parte degli acciacchi passa senza prendere nulla se solo si aspetta un po’ di tempo.
    Se lo si trova diviene un amico e vale più di un tesoro.

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    Che la medicina non sia una scienza ma un’arte è noto, o dovrebbe essere noto, a tutti.
    Questo però c’entra poco con il cronico ritardo che denuncia il Prof. Neri in tante realtà sanitarie e non italiane.
    Perché ‘e non’? Ma perché anche nelle più svariate manifestazioni pubbliche, da quelle più comuni tipo la riunione del Condominio ad altre ben più importanti impera il cronico odioso e incivile ritardo nel dare inizio all’evento. Spacciandolo poi per un fantomatico ‘quarto d’ora accademico’, concetto che quando viene evocato mi fa davvero girare qualcosa!

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