Spigolature

L’agente Betulla – 1 Novembre 2017

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“Libero” va letto, per capire come qualunque realtà possa essere stravolta al di là di ogni possibile partigianeria. Vi scrive la famosa penna di Renato Farina, ex agente Betulla (un nome da falegnameria) per intenderci, quello al cui confronto l‘agente 007 appare come un bambino mascherato da Batman con fucilino a tappo, quello che per gli stupri rivelati anche da Asia Argento scrive un articolo che rimarrà nei secoli dal titolo  “prima la dà via poi si lamenta” che riecheggia il noto „fotte e chiagne“, un esempio di stile e giornalismo di alto livello che ci invidiano il Times, il NYT e Le Monde. Ma ciò che più impressiona non è l’aulica prosa del suddetto “scrittore” (che sta al giornalismo serio come un malfattore a un giudice), ma l’intero tono di tutti gli articoli del fogliaccio, dove ogni realtà è stravolta nei titoli a fini propagandistici, anche se il contenuto – nei fatti – non è coerente con il titolo sparato a 24 colonne (nella speranza che i lettori, per lo più semianalfabeti, si limitino alla lettura del titolo). E sarei assai interessato a un‘indagine psicologica sugli stessi lettori che debbono essere estasiati dalle bufale loro propinate, come se esistesse un mondo parallelo in cui si riconoscono ma che non ha nulla a che fare con il mondo reale in cui vivono.
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.
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7 thoughts on “L’agente Betulla – 1 Novembre 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Tutti i giornali vanno letti, chi legge non va certo etichettato come “chi condivide”. Meglio sapere cosa pensano le persone, gli “altri”, dato che noi stessi siamo “l’ altro” per il resto del mondo,
    Piuttosto mi pare preoccupante il continuo “obbligo a scusarsi” ( tra virgolette) per atti ed opinioni politicamente scorrette. I continui “non sono razzista, ma …”, “non sono fascista, ma…”, “non sono leghista ( o comunista, ecc…) , ma”, con i quali tutti noi ci sentiamo in un certo senso costretti ad iniziare ogni discorso che non rispecchi la vulgata mainstream. E’ la dimostrazione che la censura del politicamente corretto è giunta al livello di autocensura: un fenomeno piuttosto preoccupante.
    Detto questo, due parole sul “caso” Asia Argento.
    Non sono mai stata “femminista”. Nel senso che non ho mai immaginato le donne “migliori” degli uomini in qualsivoglia cosa. Mi piacerebbe che il ridicolo storpiare la lingua italiana al femminile (ministra, cancelliera, …) riguardasse il genere neutro: si indicasse la persona come individuo, con i suoi difetti, i suoi limiti, le sue capacità, le sue competanze… senza passare attraverso gli occhiali del sesso.
    Purtroppo, hic Rhodus, hic salta: ogni donna per lo meno carina ha sperimentato una qualche forma di “molestia sessuale”. Il concetto è ormai assai nebuloso: comprende sia il ricatto sessuale ( se non vieni a letto con me ti licenzio ) sia il “complimento” diciamo così “volgarotto” o la cosiddetta “mano morta”.
    E’ indubbio che nel migliore dei mondi possibili ogni ragazza potrebbe e dovrebbe agirarsi nuda nel parco più buio della città senza che nulla le accada, nel nostro mondo – in ogni parte del nostro mondo – non è così quindi qualche precauzione va presa. Le donne lo sanno.
    Le donne sanno anche benissimo che il sesso può essere, in questa Rodi, la loro “arma” migliore e la usano. E questo gli uomini lo sanno. Molte donne mandano “segnali” inequivocabili che gli uomini colgono o credono di cogliere.
    Si tratta, in questi casi, della domanda e dell’ offerta: si “offre” più o meno spudoratamente una certa merce e se la domanda c’è il contratto si chiude. Moltissime donne hanno fatto, fanno e faranno carriera così, indipendentemente dalle loro capacità. Quante “fidanzate” di imprenditori, burocrati, politici, professori,..,. abbiano raggiunto posti di prestigio grazie alla loro avvenenza è ogni giorno sotto gli occhi di tutti. Il fatto che ne abbiano approfittato è andato certamente a detrimento dei diritti di altri/e che a quel posto ugualmente aspiravano ma erano armati solamente delle loro competenze o avevano rifiutato le medesime proposte più o meno indecenti.
    Il fatto che, dopo 20 anni e più, persone che (anche) grazie alla loro accondiscendenza hanno fatto una prestigiosa carriera cerchino la luce della ribalta accusando antiche e a quanto pare non violente proposte e facendo il giro dei media dicendo e non dicendo, gettino vergognosi ed indimostrabili dubbi sulla reputazione di Tizio, Caio e Sempronio, depotenzia i diritti delle “veramente” molestate. Di tutte coloro che hanno rifiutato, o che non hanno – per mangiare – avuto altra scelta; di coloro che hanno al momento denunciato ( poche, per la verità) senza attendere che i benefici del loro “cedere” si siano con gli anni attenuati.
    La (retroattiva) denuncia è diventata la migliore arma di distruzione di carriere di questi nostri insensati giorni: basta che un personaggio in qualche modo pubblico denunci vere o false molestie che le più alte teste cadano. Senza l’ onere della prova. Alla faccia del garantismo. Si istituiranno processi che andranno a finire nel nulla (impossibile dimostrare certe “avances”) ma intanto molte rese dei conti si saranno compiute…
    Insomma, per il bene innanzitutto delle “femministe”, dovrebbe più che mai valere la formula “parli ora o taccia per sempre”. Ne va della credibilità e della dignità del gentil sesso tutto.
    Se posso concedermi un ulteriore appunto in questa (troppo) lunga disamina, vorrei far notare, a proposito di “femminismo”, la cosa seguente. Il numero di questo mese di Le Scienze è interamente dedicato alle donne diciamo così, in carriera. Abbondano gli esempi di donne che hanno raggiunto i punti più alti della carriera “realizzandosi”. Si stigmatizza il fatto che per le donne è sempre difficile raggiungere posti di comando ma si nota che tutto questo sta cambiando e forse siamo sulla buona strada. Tutto bello, tutto giusto: nulla sarebbe per me più auspicabile di un mondo professionalmente “senza sesso”.
    Ma è strano che proprio una pubblicazione scientifica non tenga conto, in questo turbinio di “diritti”, della diversità biologica. In soldoni, per ogni donna che grazie alle proprie possibilità economiche, la propria intelligenza, la propria determinazione ed una buona dose di fortuna riuscirà a “realizzarsi” nel lavoro nonostante uno o più figli, ce ne sarà qualcun’ altra che obbligatoriamente dovrà fare le sue veci in famiglia. Una meno fortunata, determinata … che però, forse, anche lei sognava di diventare… astronauta.
    E’ sempre una questione di biologia ( e di classe sociale).

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    • Roberto Barilli ha detto:

      sono totalmente d’accordo con il commento della signora Marcucci.
      Sino al passo in cui scrive “Ne va della credibilità e della dignità del gentil sesso tutto.”
      Dopo questo il ragionamento diventa, per me, abbastanza vago e nebuloso. Cosa che non infirma certo il cuore del commento esposto prima.

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