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Fuori! – 6 Settembre 2017

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Finalmente, finalmente la corte europea ha respinto i ridicoli ricorsi dei paesi fascisti Ungheria e Slovacchia decretando che – guarda caso – hanno gli stessi obblighi nei confronti dell’immigrazione degli altri stati membri della UE. E dietro a Ungheria e Slovacchia ovviamente stanno gli altri due stati fascisti e integralisti di Polonia e Repubblica ceka, i cosiddetti membri del gruppo di Visegrád, una sorta di associazione a delinque per sfruttare i fondi europei e non rispettarne le regole. Bisogna leggere le dichiarazioni di Orbàn, che persino fisicamente assomiglia a un volgare buttafuori, per apprezzare in pieno il grado di protervia di questi paesi. Ora finalmente saranno loro comminate multe salate, rifiutando di pagare le quali potranno essere tagliati i fondi europei di cui hanno bisogno per finanziare il loro sviluppo economico. E se poi – come hanno dichiarato – meglio il taglio dei fondi che accettare “mussulmani” – si porrà – finalmente! – il problema della loro espulsione dalla UE. Perché – non dimentichiamolo – la larga maggioranza delle decisioni europee deve essere assunta all’unanimità conferendo quindi a questi reietti il diritto di veto! Non mi interessa sapere se i trattati vigenti non prevedono l’espulsione: di certo è inconcepibile che si pretenda di fare parte di un organismo di cui si disconoscono le regole. E – ancora una volta finalmente! – anche sulla stampa affiora la parola “espulsione” e – si sa – perché certi concetti vengano assimilati è necessaria una lenta persuasione dell’opinione pubblica. Non sarà a breve né facile ma di certo è un obiettivo irrinunciabile: fuori dalla UE una volta per tutte e sarà interessante vedere se alla fine rientreranno nell’orbita russa!
Piccola aggiunta: leggere l’articolo di Paolo Mieli sul Corriere di oggi sul cupi dissolvi della sinistra MDP. Dice quanto ho scritto ripetutamente e quanto tutti i sinceri democratici pensano. Questi figuri sono pronti a consegnare la Sicilia e l’italia alla destra solo per far dispetto a Renzi. E la vecchia frase “… per far dispetto alla moglie”  è quanto mai attuale. Ma cosa c’è nel cervello di questi idioti? L’orgasmo degli “sconfitti ma puri”, una  malattia endemica della sinistra italiana che nel frazionismo trova la sua ragion d’essere. Amen.
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.
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La zanzara – 5 Settembre 2017

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Casualmente viaggiando ieri sera in auto verso Rovigo (dove si tiene il festival del violoncello) accendo la radio su radio24 e incappo in una trasmissione chiamata “La zanzara”. Credo con molto onestà di non avere mai ascoltato un profluvio di parolacce, insulti, prevaricazioni e quanto altro si può immaginare di becero, volgare e “trash”, Un certo conduttore Cruciani riceve telefonate appositamente selezionate per essere sicuro che provengano da decerebrati i quali sono ovviamente incapaci di articolare qualunque discorso e che comunque vengono immediatamente interrotti, insultati e sbeffeggiati ma non in modo divertente: in modo volgare a scopo di dileggio infarcito di contumelie di genere vario. Ieri sera era di turno un camionista con la 5a elementare che di fatto proponeva (se ho ben capito) tout court la soppressione fisica dei 4 violentatori aizzato in materia dal Cruciani. E fa pena vedere David Parenzo (quello che co-conduce la trasmissione di chat politico delle 20.30 sulla 7) sostanzialmente complice (seppure con qualche stentato distinguo) di una simile macelleria radiofonica. Poi non manca il politico decerebrato di turno. Ieri di sera era di turno il ben noto Razzi che con il solito italiano da settimo grado in libera magnificava il regime della Corea del Nord (da Guinness dei primati l’accenno alle “bocce” delle nordcoreane) e si proponeva come mediatore internazionale. Io non so se sia possibile ma se c’è un personaggio che giustifica la guerra dei pentastellati al vitalizio, questo è il Razzi. Naturalmente insultato in diretta come “cretino” etc. il che mi fa pensare che questi “personaggi” prima della diretta accettino di essere insultati garantendo l’assenza di querele soddisfatti comunque di essere intervistati. Se poi capisco quale è il livello medio degli intervistati ne deduco che si tratta comunque di fascisti, razzisti e ignoranti. Se qualcuno ne ha lo stomaco provi ad ascoltare nelle prime ore serali la trasmissione: vedrà che il mio resoconto è di molto inferiore alla realtà.
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Università e internazionalizzazione – 3 Settembre 2017

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L’internazionalizzazione delle università è un concetto sacrosanto ma la realtà operativa è ben diversa. Innanzitutto va distinto il concetto di internazionalizzazione da quello di Erasmus. Nell’ultimo caso si tratta di studenti che vengono a seguire uno o più corsi restando però incardinati nella loro università di origine. Nel primo caso invece si tratta di studenti che si iscrivono ai corsi universitari in Italia. Questi ultimi provengono molto spesso da paesi del terzo mondo (Pakistan, Iran, Egitto, India, Cina etc. – come università non abbiamo un sex-appeal da richiamare studenti europei o americani…) e che ottengono il permesso di soggiorno quando i corsi del primo semestre (di cui debbono dare l’esame) sono già terminati!  Molto spesso il loro livello di inglese è del tutto insufficiente (ma questo è anche un tragico problema di molti docenti…) e la loro preparazione si fonda sul concetto di “crediti” una misura della conoscenza del tutto evanescente dal momento che non è assolutamente uniforme e valutabile. Nel caso delle materie scientifiche poi (e in particolare nei corsi magistrali, chiamati spesso come “+2”) i contenuti dei corsi che hanno frequentato nei loro paesi di origine e che dovrebbero essere propedeutici a quelli seguiti in Italia sono spesso del tutto diversi da quelli equivalenti italiani cosicché si trovano completamente spaesati e con risultati ovviamente prevedibili. (Non dimentichiamo che in Italia – ma non solo – vi è l’anomalia che i corsi sono definiti solo in base al nome e che i contenuti sono a totale discrezione – spesso arbitrio – dei docenti senza alcuna reale verifica della qualità dell’insegnamento impartito. Una anomalia inaccettabile contro la quale mi sono da decenni battuto, senza alcun risultato.  Ad esempio in una università del sud un docente di calcolatori elettronici insegnava fino a qualche anno fa l’architettura di un computer da museo, l’IBM 360, un cimelio degli anni ’70. Studiare e aggiornarsi costa fatica…).  A quel punto si pone il dilemma al docente se operare con i criteri classici di valutazione e quindi prevedere una bocciatura generalizzata (con ovvie ricadute in termini di validità dei corsi) oppure concedere promozioni che però quasi sempre contrastano con la deontologia del docente stesso. Gli esempi in materia si sprecano e alcuni casi hanno avuto risvolti persino esilaranti. Una “devil alternative” che è l’argomento costante delle riunioni dei docenti. Si verifica poi anche il caso che lo stesso corso di studi sia tenuto sia in italiano che in inglese con il risultato che gli studenti dei due corsi, se giungono faticosamente alla fine del percorso formativo, ottengono lo stesso titolo ma con sforzi e conoscenze del tutto disuniformi: una chiara ingiustizia. Quindi internazionalizzazione sì ma non allo sbaraglio come oggi succede.
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