Spigolature

Gli esperti – 15 Settembre 2017

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Chiedo scusa ma oggi – per una volta poi prometto di silenziarmi un poco – debbo scrivere un altro post. Il nuovo attentato di Londra ha avuto come conseguenza secondaria l’attivazione nei telegiornali italiani dei cosiddetti “esperti”. Il carneade di turno, intervistato alle 13 da Rai News, non ha fatto quanto io (ed altri professori seri) avrebbero fatto, ovvero dichiarare la propria ignoranza dei fatti e quindi declinare l’invito alla comparsata. No, non solo non ha rifiutato ma si è esibito in una sbrodolata di ovvietà e banalità che anche un bambino di quinta elementare avrebbe potuto esprimere, costringendo la giornalista spazientita alla fine ad interromperlo. Ora le colpe sono equamente suddivise. Che ci capa un sociologo in quel contesto? E per quale motivo la Rai si sente costantemente in dovere di ammannirci “dotte” interpretazioni del tutto gratuite quando sarebbe solo l’esposizione dei fatti, il più possibile dettagliata (questo sì), a interessare il pubblico? Si tratta in pratica di una conseguenza secondaria del virus dei talk shows: bla, bla, bla …. Per avere informazioni “decenti” ho commutato la TV sulla BBC; guarda caso nessun sociologo ma solo giornalisti con i fiocchi e i controfiocchi. Un confronto desolante per la nostra TV e la riprova che una seria riforma delle testate giornalistiche Rai è oltremodo urgente. Ma questa è una never, never land….
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.
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One thought on “Gli esperti – 15 Settembre 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Lei, gentile Professore, tocca un punto fondamentale, direi “il” punto fondamentale del tempo presente. Gli “esperti”, ovvero, come definiti altrove, gli “scienziati” (sic).
    Non sto a dilungarmi sul famigerato paradigma kuhniano (chi lo conosce lo conosce… agli altri lo risparmio) e rimango terra-terra.
    Tutto è diventato “scienza”, tutti sono “scienziati”. Il medico di famiglia è detto “scienziato” ( e come tale spesso si atteggia, in TV), esattamente come il laureato in filosofia è detto “filosofo”, con buona pace di Kant e di Cartesio.
    Nel significato più largo, la parola “scienza” – nel senso di “conoscenza”, ma nell’ immaginario collettivo acquista una ben altra potenza – è applicata alle attività più disparate (ne fanno fede gli infiniti ormai corsi di Laurea universitari) e tutte acquistano in questo modo una patente di validità più seria, paludata, indiscussa ed indiscutibile. E lo scienziato viene percepito come portatore di una verità certa di qualsivoglia materia si occupi. Lo scienziato contende, nella percezione che ai nostri concittadini ammanniscono i media, il primato della “verità indiscutibile” al prete. Sono ben lontane dai patri lidi le furiose discussioni , accademiche e non, che infiammano gli altri Paesi: da noi la conoscenza si divide tra “bufale” e “verità”, ed ognuno “parteggia” per la propria.
    Non devo certo spiegare a lei, gentile Professore, quanto le cosiddette “scienze dure” siano diverse da tutti gli altri campi del sapere: le leggi della fisica e della chimica funzionano sempre e dovunque nelle condizioni date. Sebbene nel ‘900 abbiamo avuto delle belle e grosse sorprese riguardo l’ infinitamente piccolo, se voglio inviare un satellite nello spazio devo ancora far ricorso al vecchio Newton.
    Posso dire la stessa cosa della medicina? Posso mettere la mano sul fuoco che un terremoto non si verificherà più in certi luoghi? Sono certissimo che domani su Roma pioverà? Certamente no, ogni corpo umano reagisce in modo diverso ad una malattia ed a un farmaco , i terremoti non si possono ancora predire e ben sappiamo quante volte abbiamo rinunciato ad una gita per timore di un temporale annunciato che non si è verificato. E non mi dilungo a parlare di pseudoscienze come la Sociologia, l’ Economia, la Pedagogia, le “Scienze filosofiche” o “politiche”… ecc… ecc…
    Eppure in Tv vanno gli “esperti” travestiti da oracoli: dobbiamo pendere dalle loro labbra.
    Tutto questo non giova al cammino della conoscenza, fatto di congetture e confutazioni: chi di scienza si occupa dovrebbe essere campione di umiltà. Dovrebbe ben sapere, e far sapere, che ciò che “funziona” oggi potrebbe essere migliorato domani, potrebbe rivelarsi parzialmente o del tutto sbagliato ( come tanto spesso è successo nella storia), incompleto, fallace.
    Ma per un atteggiamento simile occorrerebbero “scienziati” e cittadini colti. Non tanto nel senso di tecnicamente informati, quanto abituati a sopportare l’ incertezza.
    Agli uni non conviene per motivi di status, agli altri non conviene per motivi di fatica intellettuale: meglio affidarsi in toto allo “scienziato” e al prete.

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