Spigolature

Privacy – 3 Agosto 2017

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Blog come richiamo della foresta… Sui quotidiani bolognesi viene messa in risalto la notizia della sparizione di uno studente probabilmente per avere mentito sugli esami universitari. Voglio raccontare un episodio che mi vide coinvolto. Una decina di anni fa si presenta nel mio studio un signore, padre di un mio studente, che mi esprime il suo disagio per il fatto che al figlio manca solo il mio esame per potersi laureare e che non riesce a passare nonostante tutti gli sforzi compiuti. A fronte di questa situazione segnalo al genitore che non posso promuovere  uno studente insufficiente ma che, come previsto, sono a disposizione per riceverlo, per dargli consigli, per risolvere i suoi dubbi. Terminato il colloquio controllo la carriera dello studente (ai docenti è concesso l’accesso alla carriera se lo studente ha il suo esame nel proprio curriculum) e scopro che in realtà lo studente ha dato solo 5 degli esami previsti. Una situazione pericolosissima perché può dare luogo a comportamenti anche drammatici, come quello dello studente di Padova che si suicidò nella stessa situazione. Contatto il preside per chiedere l’autorizzazione a informare la famiglia della situazione allo scopo di prevenire proprio i rischi connessi e mi viene rifiutata sulla base del diritto alla “privacy”.  L’unica cosa che potei allora fare fu di contattare personalmente lo studente per un colloquio a cui non si è mai presentato: non ho mai saputo cosa sia successo in seguito. Ecco, la privacy è certamente un diritto inalienabile, ma non è altrettanto inalienabile il dovere di  prevenire in ogni modo situazioni con esiti potenzialmente drammatici? E la privacy non è in alcuni casi un modo distorto di intendere la libertà individuale?
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.
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4 thoughts on “Privacy – 3 Agosto 2017

  1. Roberto Barilli ha detto:

    su ‘quel’ tipo di privacy che segnala Lei magari si è nel giusto nel senso che, se un maggiorenne vuole mantenere il segreto su un aspetto della sua vita, forse è sua responsabilità tenersela.
    Nel caso dello studente in questione, a parte l’assoluta mancanza di maturità del soggetto (29 anni!) dimostrata nell’inventarsi un film assurdo che non avrebbe potuto reggere per molto, c’è da dire che l’angoscia che colpisce una comunità quando uno scompare in quel modo deve essere enorme.
    Un’ esperienza che dovrebbe vedere in campo lo psicologo.

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  2. Penso che situazioni come quelle descritte siano abbastanza frequenti. Quando esisteva il libretto cartaceo c’erano studenti che facevano finta di perderlo e si facevano rilasciare il duplicato, che diventava il libretto ufficiale; su di esso venivano annotati gli esami (pochi o nessuno) effettivamente sostenuti, mentre su quello fintamente smarrito lo studente si annotava gli esami da solo, a fantasia, e lo mostrava a casa per far credere che stesse combinando qualcosa. Uno che conoscevo io raccontava di non saper che pesci prendere perché con questo sistema si era auto-assegnato un 24 e poi, molto tempo dopo, aveva sostenuto l’esame davvero e aveva preso 26… Può darsi che in certi casi lo studente faccia il furbo perché vuole darsi alla bella vita, ma ci sono anche casi di studenti ossessionati da famiglie che vogliono la laurea a tutti i costi, anzi, quella laurea, senza la minima considerazione di quello che l’individuo vorrebbe fare della propria vita. Una persona molto più grande di me, che conoscevo personalmente, era vittima di un padre padrone al quale, alla fine di un lunghissimo e infruttuoso soggiorno all’università, aveva detto di essersi laureato, e ha mantenuto l’inganno fino alla morte del padre. Tutti quelli che erano al corrente del suo problema lo chiamavano “dottore”. In un altro caso l’inganno è arrivato fino all’esame di laurea, e la famiglia della persona, non volendo credere al fatto che la segreteria non ammetteva la persona all’esame finale perché mancavano esami, ha devastato il locale della segreteria. Purtroppo ci sono situazioni come queste che sfociano nel suicidio, e ce ne sono stati diversi casi solo a Bologna. E’ vero che la “privacy” impone di non divulgare a terzi la situazione di carriera di studenti maggiorenni, ma non credo che sia proibito suggerire a un genitore di chiedere al figlio di mostrare un certificato con gli esami svolti. Basta che lo studente vada in segreteria col genitore, chieda il certificato (o se lo faccia stampare da una postazione) e lo passi al genitore. Se lo studente si rifiuta perché desidera proteggere la sua “privacy”, qualche sospetto al genitore potrebbe anche venire.

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  3. Roberto Barilli ha detto:

    Certezze, certo, non ne ho proprio.
    Casi come quelli ricordati dal prof. Rudan sono emblematici e interrogativi come quello ricordato dal prof. Neri pongono questioni di coscienza molto forti.
    Al di là di tutto resta il fatto che se un ragazzo a 28 anni, mantenuto dalla famiglia, non è ancora arrivato in fondo in una famiglia devono/dovrebbero scattare segnali di massima allerta e vederci chiaro fa parte dell’obbligo genitoriale.
    Io addirittura sostengo che, sia pure nell’ambito del massimo affetto, un genitore ‘deve’ tenere gli occhi aperti. Sempre, e non solo in casi come quello in discorso,
    conscio che anche così non è detto che basti.
    Poi evviva che tutto si è risolto per il meglio!

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