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Processi – 18 Luglio 2017

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Se c’è un argomento che non mi interessa, non mi appassiona e che quando affrontato nei giornali mi fa saltare intere pagine è quello della cronaca nera. Non per niente è uno degli argomenti principe di quella sventurata, ignobile trasmissione televisiva che è Porta a porta. L’interesse che una larga maggioranza prova di fronte a queste miserie è il sintomo di una malattia per la quale non esiste, apparentemente, rimedio: la morbosità che spesso si accoppia con la partigianeria senza avere cognizione delle carte processuali. Si è a favore o contro come si è tifosi di una squadra di calcio. Ma quello che mi fa orrore è che le famiglie dei poveretti che hanno avuto un parente vittima di una violenza sono alla ricerca di un colpevole qualunque e, nel caso di un processo indiziario, di una condanna a qualunque costo, quasi una sorta di vendetta, magari nei confronti di un innocente. Mi pare barbaro che si voglia comunque una condanna al di là della certezza della colpa, magari commettendo nei confronti di un innocente la stessa violenza subita dalla vittima. Purtroppo tutto questo ha il sapore della vendetta ad ogni costo, quella che porta negli USA all’orrore dello spettacolo dell’esecuzione capitale concesso ai parenti, una vergogna il cui solo pensiero mi fa sospettare che alcuni esseri umani siano solo delle bestie feroci e che  mi ricorda la folla che assisteva alle decapitazioni della rivoluzione francese come a uno spettacolo televisivo. E certamente sarebbe interessante avere una profilazione di coloro che chiedono di fare parte di una giuria popolare: quale è il loro grado di equilibrio, di competenza? O forse semplicemente rappresentano in giudizio gli stessi sciamannati che si contendono un posto nelle aule giudiziarie come se si assistesse a una partita di calcio?  In dubio pro reo: questo dovrebbe essere il mantra che dovrebbe presiedere ad ogni giudizio. E mi spiace dover dire che ho molti dubbi che valga per molti di questi giudici popolari.
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. I commenti sono sempre accettati a meno che non contengano frasi ingiuriose o inaccettabili ma il fatto che siano accettati non significa affatto che riflettano la mia opinione.
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7 thoughts on “Processi – 18 Luglio 2017

  1. Roberto Barilli ha detto:

    Caro prof. Neri, con quello che sto per scrivere sento che mi giocherò quel poco di stima che, forse, ha per me.
    Se avessi una figlia/figlio ucciso da un sadico (tipo l’uccisione di Yara, per intenderci, anche se si deve attendere giustamente il verdetto della Cassazione, ma lo cito solo come esempio di criminalità sadica e senza attenuanti……) e vivessi in uno degli stati Usa in cui c’è la pena di morte io vorrei assistere all’esecuzione.
    So che niente e nessuno mi ridarebbe il mio caro, questo lo so e si sa, ma vorrei esserci, conscio che la mia laicità e il mio raziocinio in certi particolarissimi casi possono consentirmelo.
    Se non altro per il disgusto di avere dovuto ascoltare durante i vari gradi di giudizio certe dichiarazioni, scritte dagli avvocati certamente ma lette in prima persona dai colpevoli.
    Per non parlare di analoghe dichiarazioni, a distanza di tempo, che raccontano che il protagonista ‘è cambiato” ed è una ‘persona diversa’.
    Mario Moretti, uno per tutti o uno di quelli della Uno Bianca, per citare altri casi.
    Un chiaro esempio di tutto questo l’abbiamo ancora una volta nel caso Yara (vedere precisazioni di prima…..) tanto per stare all’attualità.
    Chiudo confermando che non vedo PortaAPorta da anni e quindi immagino, solo immagino, che ‘quella’ trasmissione abbia avuto come oggetto proprio il delitto Yara.
    Se può non sia troppo severo ma si esprima pure con la consueta e apprezzata schiettezza che la contraddistingue.

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    • Egregio Dottore, può ben immaginare che sono in totale disaccordo. Ovviamente rispetto le opinioni divergenti ma è il concetto di vendetta, di “occhio per occhio” che mi è totalmente estranea. Ovviamente dissento totalmente rispetto alla pena di morte e addirittura alla sua spettacolarizzazione. E poi quanti casi giudiziari sono poi risultati erronei? E la vita chi la ridà a chi l’ha persa ingiustamente? E 15, 20. 30 anni di galera ingiustamente comminati possono essere compensati da una somma di danaro? Io sono per la nostra costituzione che prevede una giusta punizione commisurata al reato, ma una volta che il reato è stato comprovato oltre ogni ragionevole dubbio. Altrimenti un colpevole ad ogni costo non sono disposto ad accettarlo anche per i miei più cari parenti. E se mai mi dovessi trovare in quella situazione lo dichiarerei forte e chiaro nell’aula di giustizia. Le parti civili troppo spesso rappresentano posizioni che con la giustizia, quella vera non quella processuale, hanno poco a che fare.

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      • Roberto Barilli ha detto:

        Intanto grazie della Sua risposta che, per quanto netta e inequivocabile, mi permette di sottolineare di argomentare ancora qualcosa: un aspetto che si vede non ho a sufficienza evidenziato.
        Oltre a delitti di particolare ferocia e crudeltà la colpevolezza deve essere processualmente inequivocabile senza pretendere la cd ‘prova regina’ che sarebbe costituita dalla confessione che richiama altre e note vicende storico-ecclesiali che puntavano esclusivamente a questo.
        Rimane certo, a mio carico, quello che Lei definisce ‘concetto di vendetta’ sul quale mi fermo.
        Si potrebbe anche definirlo dell’occhio per occhio ma tutto cambierebbe poco, anche se dovendo farlo preferisco identificarmi in quest’ultimo aspetto.
        Posizione difficile la mia ma tant’è: sono stato sincero e glielo debbo.
        La signora Marcucci ricorda l’ing. Zornitta, il malcapitato accusato di essere il bombarolo o altri casi i processi con alto profilo mediatico.
        Benissimo, d’accordo con la Signora e ci mancherebbe proprio che io sia una specie di colpevolista seriale!
        Ma io ho parlato, ma il tema è stato introdotto molto a proposito dal prof.Neri riguardo al delitto Yara, di delitti particolarmente feroci ed efferati e processualmente conclusi anche se quello concluso ancora non lo è ma poco ci manca perché la Cassazione si occupa solo di verifiche riguardanti il rispetto delle Norme e non ripete i processi già svolti.
        Perché se si sorvola su questo aspetto, pena di morte o non pena di morte od ergastolo o non ergastolo, allora si potrebbe arrivare all’assurdo che ogni colpevole processualmente giudicato ‘potrebbe’, in un futuro magari lontanissimo, essere assolto per la rivelazione di ‘fatti nuovi’ e allora perché comminare pene così severe se possono esistere tali possibilità che magari in un caso su dieci milioni è accaduto?
        Grazie comunque di avere ospitato un commento, il mio, molto fuori dalle righe.

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  2. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Certi processi hanno fin da subito una valenza politica. Fin da subito certi omicidi, certe “scomparse”, si capisce che saranno trattate diversamente da tutte le altre. Fin da subito si vede la Chiesa mobilitarsi con tutta la sua potenza ( per coprire o accusare); fin da subito si vedono magistrati comparire in TV ( anche estere, tipo BBC…) quando il processo è ancora alle prime battute; fin da subito si nota un’ enorme profusione di mezzi, un interesse mediatico spasmodico e l’ inchiesta diventa uno show. Si mobilita “la scienza”, con “esperti” che si contraddicono l’ un l’ altro a suon di curricula; si trovano – dopo anni – sedicenti “testimoni” che in altre occasioni non ricorderebbero neppure la propria data di nascita. E poi c’è sempre la “prova regina” che tanto regina non è e che non si può più ripetere: occorre fidarsi sulla parola, degli esperti con i curricula, ovviamente.
    Quando poi un Ministro dell’ Interno grida urbi et orbi un “L’ abbiamo preso!” ancora prima che l’ indagato venga arrestato, beh, per il malcapitato non ci sarà più nulla da fare, pena lo sputtanamento di mezzo mondo “che conta”.

    Ricordo, alcuni anni fa, paradigmatico, l’ affare Unabomber, il bombarolo veneto che imperversava e creava un gran trambusto e molti feriti.
    Un colpevole doveva essere preso al più presto e come colpevole fu designato il mite ( sempre quelli vanno a cercare, ovvio…) ed indifeso ingegner Zornitta, che aveva come unica colpa il fatto di dilettarsi, nel tempo libero, col bricolage. Il fatto che avesse la cantina-laboratorio piena di ovetti Kinder in cui teneva ordinatamente viti e bulloni di varie misure ( un must per chi fa bricolage…) fu considerata grave prova a suo carico. Il fatto che facesse l’ ingenere e non il postino o il macellaio fu considerata una ulteriore aggravante : doveva intendersi di esplosivi ( si sa, questi “tecnici”…!).
    Mancava però la “prova regina” che fu costruita all’ uopo ( è proprio il caso di dirlo ) da un solerte poliziotto che modificò dolosamente un lamierino. Il povero ingenere (Diabolico, fu chiamato su tutti i giornali) perse il lavoro e la salute, in un calvario che durò 10 anni. Non oso immaginare le pene della sua famiglia. Ovviamente la sua completa riabilitazione non ha avuto nemmeno un millesimo del clamore suscitato dalla sua cattura. Ed il vero Unbomber sta ancora ridendo…

    E non voglio infierire nominando Igor il Russo ( che non è neppure russo…)

    Quando un caso comincia a gonfiarsi mediaticamente , per interessi che esulano sempre dalla ricerca della verità, bisogna sempre sperare di non essersi trovati casualmente da quelle parti. O di non assomigliare minimamente al “profilo psicologico” confezionato dal criminologo (?) di turno tra le moine di Barbara d’ Urso… Così siamo messi.

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  3. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Purtroppo tutto fa spettacolo, e la privacy e la presunzione di innocenza valgono solo per politici e VIP.
    Del resto è nota la funzione del “capro espiatorio”, che ovviamente può essere solo un poveraccio che non può certo competere ad armi pari con l’ apparato. Che sia colpevole o meno ad un certo punto pare non interessi più neppure alla famiglia della vittima.
    Sono assolutamente contraria alla pena di morte, ma la pena dovrebbe essere dura e soprattutto certa e senza sconti. Per tutti. Purtroppo, come per tutte le altre cose, anche nei confronti della pena carceraria ci sono i sommersi ed i salvati a seconda degli avvocati e delle conoscenze che possono esibire. Funziona benissimo anche la “conversione” in carcere, certificata dal prete mediatico di turno.
    Ma chi ha ucciso ( “coccolato”, spesso assai più della sua vittima e della famiglia : se il caso è mediatico e magari c’è di mezzo una bella ragazza in tanti si offrono per certificare il “recupero”) dovrebbe, per il resto della propria vita, essere visibilmente “segnato” come lo fu Caino: il suo delitto non può essere perdonato (?) in quanto colui che dovrebbe farlo non esiste più. Chi uccide un uomo uccide un intero mondo, e la “famiglia” non ha diritto di “perdonare” (che significa, concretamente?) alcunchè.

    Ma da noi chi uccide i genitori per l’ eredità può ben presto uscire e godersi la medesima… Quasi quasi conviene : si diventa anche “personaggio” e si pubblicano libri… Se poi la colpevole è giovane, bella e resta incinta, è fatta…

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