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La pensione – 15 Luglio 2017

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Forse nella zucca dei dirigenti sindacali (Camusso e Landini in primis – anche se quest’ultimo in uscita per trasferirsi armi e bagagli direttamente alla politica) il sogno sarebbe quello di vedere tutti baby-pensionati, quell’obbrobrio formato da persone che hanno ottenuto la pensione dopo qualche sparuto anno di servizio. Secondo questi dirigenti parrebbe che il nirvana per gli iscritti al sindacato sia il “collocamento a riposo”, salvo scoprire che il tempo libero guadagnato è in realtà una truffa che porta alla depressione, alla noia etc. È fuori di dubbio che il nostro ciclo di vita si allunga e non si capisce perchè non dovrebbe allungarsi il periodo lavorativo. Forse sono malato, ma costretto (ripeto costretto) alla pensione a 71 anni, ho deciso di continuare a svolgere il mio lavoro gratuitamente e non ho rimpianti (ovviamente fino a quando la salute me lo permetterà).  Non solo, ma al di là del senso civico di rendere alla comunità quanto ricevuto c’è la sensazione di essere ancora utili, di fare parte di quel ceto produttivo che è la spina dorsale del paese. Insomma, un modo per sentirsi ancora giovani o, meglio, non ancora così vecchi.  Ma in Italia vige un’altra regola: ogni volta che viene a scadenza un impegno, ecco che si cercano vie per svicolare, per trovare il modo di svuotarlo di significato. È il caso della pensione a 67 anni. Insomma si fanno patti ma fino a un certo punto… sapendo che poi che ci si batterà per disdirli. E questa è proprio una della peggiori caratteristiche italiote nelle quali il sindacato si butta a capofitto. Il sindacato è concettualmente un’importantissima istituzione (e lo è stato realmente in passato) ma la deriva attuale la rende inutile se non dannosa e il costante calo degli iscritti ne è una prova. Oggi il sindacato non si batte contro il “padronato” ma semplicemente contro il buon senso, la storia e l’interesse della nazione. Una deriva che non pare avere uno sbocco e sulla quale la destra ha buon gioco.
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9 thoughts on “La pensione – 15 Luglio 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Dipende dal lavoro che si fa, dalla salute, dai problemi famigliari… Ognuno di noi è un microcosmo che ha peculiarità ed esigenze diverse. Ed anche “aspettative di vita” diverse ( entrambi i miei genitori, ad esempio, non sono arrivati ai 70 anni… al giorno d’ oggi tutta la loro pensione sarebbe rimasta in saccoccia all’ INPS…), che temo non tenderà affatto ad allungarsi da ora in poi… vediamo bene quanti amici giovani se ne vanno. E vogliamo parlare delle pensioni sociali? Tutte “rubate” perchè le nostre nonne non hanno mai lavorato – e quindi versato – ma cresciuto i loro figli con sacrificio? Ed i militari? Tutti in pensione prestissimo, specie i piloti che poi si occupano, ben pagati, in compagnie aeree private.
    Parliamo allora però anche delle famigerate Casse dei Professionisti. Quante Partite IVA farlocche lasceranno tutti i contributi versati a fondo perduto? Sappiamo infatti che se non si versa per almeno 20 anni non si riceve alcunchè e che la ricongiunzione all’ INPS è onerosissima.
    Insomma, i problemi sono tanti e non mi sembra proprio che i sindacati godano di molto potere ( Fornero docet).

    Quello che fa da spartiacque tra il “giusto” ed il “non giusto” sono le leggi dello stato. Ognuno è tenuto a rispettarle e stop. Se una legge dello stato prevede la pensione col regime contributivo, regime contributivo sarà, se prevede quello retributivo certamente non si “ruba” alcunchè.
    Coloro che “rubano” sono quelli che tali leggi non le rispettano, lavorando in nero o non versando il dovuto. Sono tanti, sempre di più e sempre più impuniti.
    Ma fa più comodo, alla politica, additare i soliti noti, quelli che le leggi dello stato le hanno sempre rispettate: si sa, è più facile far sentire in colpa gli onesti. I disonesti in fondo fanno comodo per spendere meno dal carrozziere e far salire il PIL…

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    Un bellissimo concetto espresso dal prof. Giovanni Neri con il suo ” al di là del senso civico di rendere alla comunità quanto ricevuto……”.
    Capita raramente di ascoltare una riflessione così profonda!

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  3. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Forse, però, il concetto di pensione di uno stradino o di un edile ( considerati lavori non usuranti…) è diverso da quello mio, del sig Barilli e del Professore.
    Proviamo ad immaginare noi stessi in cima ad un ponteggio alle 14 con questo caldo o a maneggiare asfalto bollente ancora a 67 anni, dopo averlo fatto ogni giorno per 40… anzichè dietro una scrivania.
    Come diceva Marx, l’ esistenza sociale degli uomini determina i loro pensieri; il buon politico dovrebbe tenerne conto dimostrandosi autorevole e credibile e non autoritario e opportunista. Poi le leggi si rispettano anche se si criticano, tutte, e se non lo si fa se ne sopportano le conseguenze ( possibilmente senza esserne esentati e nei fatti “premiati” … come succede ai nostri obiettori di coscienza con il pretesto della religione…). Se non piacciono o si ritengono frutto di corruzione, errore o malversazione, ci si adopera democraticamente per cambiarle.

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  4. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Quello dei (tanti) edili non è considerato lavoro usurante. Va bene che da tempo ormai sono stati sostituiti dal caporalato ( quindi niente pensione perchè nessun contributo versato: tutto a carico della società, altro che pensione a 67 anni… O meglio, welfare gratis a 360 gradi all’ intera famiglia dell’ immigrato che risulta disoccupato) col beneplacito di tutti : nessun controllo, nei fatti.

    Ho sempre pensato che se le leggi fossero rispettate da tutti – evasione ed irregolarità vicine allo zero – saremmo uno degli Stati più ricchi d’ Europa.
    Ma è del tutto evidente che a pagare sono sempre e solo i soliti noti: chi non può farne a meno. Una recente inchiesta dell’ Espresso indica che su 100 euro che arrivano allo Stato, 52 provengono dal lavoro dipendente e 30 dai pensionati. Il poco che resta deriva da autonomi, redditi d’ impresa ed altro.
    Ci reggiamo sul debito pubblico, sulle tasse versate – obtorto collo – dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. E dagli onesti.
    Non è un bel viatico per il futuro però più si allunga l’ età pensionabile più sono certi i versamenti e meno si dovrà spendere in futuro ( non tutti campano più di 70/80 anni…) e si può fare a meno di un serio piano industriale navigando a vista a suon di mancette. E non lo è per i nostri giovani che, mancando il turn over, restano al palo in un Paese dove l’ innovazione – che non siano applicazioni per il cellulare o “cucina creativa” – latita a causa anche e soprattutto della “qualità” dei nostri piccoli e medi imprenditori ( per non parlare dei “capitani coraggiosi”) che per lo più cercano di socializzare le perdite e privatizzare i profitti.
    E’ strano che per un governo ed una propaganda “di sinistra” i colpevoli siano sempre l’ ultima ruota del carro. Il pesce non puzzava dalla testa?

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