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TAR del Lazio – 26 Maggio 2017

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Il Tribunale Azzeccagarbugli Romano ha colpito ancora. Con una sentenza che fa coprire di ridicolo l’Italia ha accolto il solito, inevitabile ricorso di chi ha perso un concorso e in nome di un astrattissimo concetto di giustizia, ha annullato le nomine di blasonati esperti internazionali messi a capo di importanti istituzioni culturali italiane.  Non ci vuole molto a capire che il Consiglio di Stato troverà qualche norma che annulli questa sciagurata sentenza ma intanto il danno è stato fatto. I TAR, organi in cui avrebbe potuto benissimo primeggiare il giudice “ammazzasentenze” Carnevale, sono la vera palla al piede della dinamica italiana. Oggi si ricorre al TAR, sicuri di ricevere attemzione, se nel pacco di uova ce ne è una rotta, se un albero è stato potato, se il vicino di casa ti ha pestato un piede etc. Non c’è una sola gara pubblica in cui non fiocchino ricorsi su ricorsi e la norma che sanzionerebbe i ricorsi manifestamente infondati, spesso fatti solo per rallentare l’operato del vincitore, per fargli un danno insomma, non è praticamente mai applicata. I giudici dei TAR si sentono ormai una sorta di Dio in terra il cui giudizio è in grado di alterare a loro piacimento il corso dell’economia e della pubblica amministrazione. Sia chiaro, questo arbitrio nasce dalle migliaia di leggi spesso in conflitto fra loro all’interno delle quali si può scegliere quale applicare. La riforma dei TAR e il loro drastico ridimensionamento è necessità primaria della società italiana. Ma non sarà facile: la lobby dei giudici amministrativi è assai potente e certamente troverà mille cavilli per annullare una riforma che ne limiti i poteri. Sempre che si metta mano all’operazione…
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5 thoughts on “TAR del Lazio – 26 Maggio 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Mi pare che le cose non stiano così, almeno per quanto ho potuto ascoltare a Radio24 che per prima ha dato la notizia. A quanto pare il TAR del Lazio ( che le norme non se le inventa ma le applica e se sono contraddittorie o sbagliate la colpa è di chi le ha promulgate) ha applicato alla lettera, a seguito di reiterati – e a quanto pare giustificati – ricorsi, le norme in vigore, in quanto il bando di selezione controfirmato dal Ministro Franceschini non legittimava la partecipazione di concorrenti non italiani, le prove orali si sono svolte a porte chiuse e i criteri di valutazione non sono stati del tutto, a quanto pare, corretti.
    Da qualche tempo è in voga attribuire a tutti meno che a se stessi, errori madornali e facilonerie. Insomma, è sempre colpa di “qualcun altro” quando l’ incapacità di chi ci governa – chiunque, da tempo – è evidente.
    Il primo colpevole è sempre la “burocrazia”, Moloch indistinto comodissimo a fare da capro espiatorio agli “errori” – spesso in malafede – dei governanti ed alle rimostranze dei cittadini ( burocrazia sia pubblica sia privata…). Eppure si potrebbe benissimo snellire la Pubblica Amministrazione, magari attraverso un drastico spoil system così finalmente si saprebbero a chi attribuire le “colpe” – ma è esattamente quello che non si vuole…
    Ora ci si richiama all’ “Europa” ( ma non era la cattivona che ci vietava tutto?) per salvarci in estremis dalla figuraccia … Il rimedio peggiore del male.

    Da sempre mi sono chiesta se “lassù” ci sono o ci fanno …
    I giudici dei vari TAR non sono dei in terra ma agiscono nell’ ambito delle attribuzioni che le leggi dello stato garantiscono loro; i comuni cittadini vi fanno ricorso quando pensano di non essere stati tutelati ( nel caso, lo farebbero tutti…).
    Si vogliono azzerare? Li si vuole cambiare? Ci pensino Parlamento e Governo, ne hanno i mezzi e la facoltà: tutto dipende da loro. Inutili le grida manzoniane: ormai nessuno ci crede più.

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    • Mi spiace Signora Marcucci, ma in questo caso sono in totale dissenso. Il tribunale del Lazio non ha applicato “la legge” ma “una legge”. Il dramma italiano è che non vi è mai alcuna certezza del giudizio e quale legge si debba applicare e ne fa fede il fatto che TAR di regioni diverse decidono diversamente sulla stessa materia e ne so qualcosa io per una questione di ordinariato-straordinariato dei professori universitari. E sono certo che qualunque TAR di altra regione avrebbe deciso diversamente come mi aspetto che faccia il Consiglio di Stato. Le ragioni dell’annullamento sono di lana caprina. NON è vero che le prove orali si sono svolte a porte chiuse: è invece vero che i concorrenti avevano chiesto di non essere presenti, senza impedire l’accesso a eventuali spettatori. Quando è in gioco l’onore e la credibilità nazionale è doveroso tenerne conto e se le leggi sono contraddittorie va scelto quel giudizio che meno danneggia la nazione. Il TAR del Lazio è noto per spaccare in due il capello ed è il motivo per cui molti ricorsi sono fatti presso quel tribunale. Poi speriamo che questo ennesimo episodio di malagiustizia sia la scintilla che fa scattare la revisione dei TAR un provvedimento ormai da troppo tempo atteso viste le disfunzioni che sono ogni giorno sotto gli occhi di tutti. A meno che anche i tribunali non siano una mezzo per contrastare il governo. Gli unici che hanno sostenuto il TAR del Lazio sono – guarda caso… – i discepoli sciocchi di Grillo…. Se fosse esistito un TAR inglese stile Lazio ai tempi di Hitler avrebbe impedito l’entrata in guerra dell’UK!!

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  2. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Quindi occorre, da parte del Parlamento, rendere le leggi più chiare e snelle al fine di non permettere oltre ai vari TAR di applicarle a piacere.
    Tutto dipende sempre da lì, ma la continua renitenza ad occuparsene, da parte di tutti, fa pensare che la notte in cui tutte le vacche sono nere in fondo ( non troppo in fondo…) faccia comodo.

    A me un Governo – qualsiasi – che non sia “contrastato” da altri poteri fa piuttosto paura. Seguendo il suo esempio, gentile Professore ( e senza alcun intento polemico), se qualche diverso potere, in Patria, avesse avuto la possibilità, il coraggio e la forza di contrastare i voleri di Hitler – insomma, se ci fosse veramente stato un “giudice a Berlino” – la storia avrebbe seguito un diverso corso e la GB non avrebbe avuto alcun bisogno di entrare in guerra ( e rovesciarci sulla testa “valanghe di ferro e di fuoco”… come ben ricordano i nostri vecchi).
    Come Lei ha giustamente ricordato, nel nostro Paese quello che un TAR decide un altro TAR può disfare; colui che una Procura può incriminare un’ altra può assolvere. Insomma, alla fine il “conto” potrà essere, per il Governo, positivo…
    Forse – a mio parere senza “forse” – il caos conviene, altrimenti ci si metterebbe mano, come si è fatto – di imperio – per molte altre cose.

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    • Roberto Barilli ha detto:

      È verissimo che il Tar del Lazio le norme non se le inventa come del resto non se le inventava la illustre prima sezione penale della Cassazione presieduta da Corrado Carnevale, passato alla storia come il giudice ammazzasentenze, che bocciava a più non posso.
      Due anomalie che oggettivamente hanno destato sospetti di ‘adottare’, sempre sul filo del giuridicamente corretto, i loro pronunciamenti a favore dei ricorrenti soccombenti.
      Difficile quindi togliersi dalla testa che ci sia e ci fosse stata una volontá precisa, sempre sul filo di cui sopra, di battersi ‘contro’ e sempre.

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  3. Massimo Rudan ha detto:

    Sono d’accordo sul fatto che in Italia esiste una jungla di leggi spesso fra loro contraddittorie. Tuttavia, ho qualche dubbio che il pasticcio della vicenda dei direttori dei Musei derivi da questo. L’idea che mi sono fatto è che si sia voluta intraprendere un’iniziativa che, all’occhio dei membri del governo, “porta punti”, cioè permette di andare a dire ai giornali e alla televisione “vedete quanto siamo bravi”.

    Posto che i politicanti nostrani pensano solo all’apparenza, l’idea che l’azione da intraprendere non sia del tutto conforme alle regole passa in secondo piano; il pensiero è “tanto comando io, vediamo se qualcuno avrà il coraggio di dire qualcosa”. Se si obietta che mettere uno straniero a capo di un Museo statale è contro la legge, la risposta da Bar Sport è “vabbè, ci sarà pure una legge che lo vieta, ma è roba dei tempi del fascismo, adesso siamo in Europa, no?”.

    Personalmente non conosco i dettagli della legge, ma faccio questo ragionamento: nessuno può obiettare se prendono uno straniero ad allenare il Milan; nessuno può obiettare se un concorso per professore universitario è aperto agli stranieri (infatti, gli stranieri possono partecipare); forse qualcuno potrebbe obiettare se facessero un concorso aperto agli stranieri per il posto di comandante di un Corpo speciale dei Carabinieri o dei Servizi segreti.

    C’è una linea di demarcazione fra la giusta ricerca della soluzione migliore e l’interesse nazionale. Può darsi che la legge sulla direzione dei Musei statali sia stata scritta coi piedi; oppure, che sia stata scritta dopo aver ragionato che la linea di demarcazione va messa in una certa posizione. Il modo corretto di affrontare il problema è quello di agire a bocce ferme, chiedendo agli organi competenti di valutare la coerenza della legge col resto degli ordinamenti, ed eventualmente chiedendo al Parlamento di agire in conseguenza. Capisco che col personale umano che ci governa, è chiedere troppo.

    Infatti, il ministro Franceschini ha mandato bellamente avanti la cosa nel modo peggiore. E’ la stessa persona che aveva promesso una durissima inchiesta per scoprire chi aveva ordinato di schermare il Pepito e la Virginia delle antiche statue che erano collocate lungo il percorso del Presidente dell’Iran; inchiesta il cui esito non è stato divulgato. E’ la stessa persona che, in interviste televisive del 2016,
    ha difeso a spada tratta il metodo di inserire qualche piccola porcata nei provvedimenti che passano col voto di fiducia; così, anche quelli a cui la porcata non piace, se la votano lo stesso, altrimenti vanno a casa.

    Infatti, a 24 ore dalla sentenza del Tar che ha bocciato le nomine di Franceschini, il relatore del Pd in Commissione Bilancio ha depositato un emendamento alla manovra correttiva che toglie i limiti contestati dai giudici amministrativi, fornendo un’interpretazione diversa della legge del 2001 sulla base della quale, nel 2014, si è proceduto alle nomine. Come dire, “se una legge si oppone a quello che vogliamo fare noi, basta cambiarla”.

    La manovra correttiva, già passata il 31/05 alla Camera col voto di fiducia, ha a che fare con l’economia: concede 300 milioni all’Alitalia, cancella IMU, TASI e ICI per le piattaforme offshore, elimina le monetine da 1 e 2 centesimi e, grazie al premuroso interessamento del ministro Lotti, stanzia 97 milioni a garanzia dell’organizzazione della Ryder Cup di Golf del 2022: tutte iniziative utili, che ci rasserenano; ma cosa c’entra la regola sui concorsi per i Musei? Fra l’altro, chiunque in vita sua abbia provato a scrivere un regolamento (basta quello di un Corso di Studio) sa benissimo che cambiare in fretta e furia anche poche parole può creare contraddizioni con tutte le altre leggi; così, i guai aumentano.

    Se una critica va fatta a quelli del TAR, è che ci hanno messo troppo. Tardi o meno, sarebbe carino che, a valle di una sentenza di un tribunale che stabilisce che un ministro ha violato una legge, ci fosse qualche conseguenza per quel ministro, ma capisco che è chiedere troppo.

    PS: i lettori che appartengono all’Università di Bologna si sono certamente accorti che il metodo con cui, prevaricando le competenze previste dalle leggi sull’Università, la sede centrale ha imposto a tutti i Corsi di Studio l’adozione dei “crediti fuffa” (in termine tecnico, “soft skills”), è fortemente ispirato a quello descritto sopra. Per adesso c’è stata la protesta formale di un certo numero di Direttori di
    Dipartimento. Sarebbe utile sentire il parere del TAR anche qui.

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