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“Ransomware” – 15 Maggio 2017

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Per potere apprezzare l’ignoranza dei giornalisti (e non solo – è rimasta famosa la storia di due parlamentari europee che volevano fare una proposta di legge ma che hanno chiesto a una collega dell’opposizione di presentarla a nome loro perché non sapevano l’inglese…) basterebbe scoprire che il virus che ha infettato tanti computer veniva denominato da questi inizialmente “Ransomware” che chiunque mastichi anche un po’ di inglese maccheronico capisce subito che si riferisce a una classe di virus con riscatto a pagamento e non a un virus specifico (che nel caso in questione ha il nome di Wannacry – vuoi piangere).  Nulla di nuovo sotto il sole se non fosse che per discettare su questo argomento in TV non si interpellano esperti riconosciuti ma giornalisti informatici “fai da te” che sparano idiozie a raffica consapevoli che l’intervistatore non capisce nulla come loro. Naturalmente la notizia cattura l’interesse degli ascoltatori ignari ma basterebbe spiegare loro che questa “back door” (entrata secondaria) del sistema operativo era nota da tempo ed era già stata chiusa dagli aggiornamenti in Aprile.  Ora che ci siano intere comunità che piangono per i dati persi fa ridere per due motivi. In primo luogo perché è evidente che sono in mano a manager del tutto incompetenti, essendo l’aggiornamento non consigliato ma necessario proprio per questo motivo (ed è gratuito). Ma poi come non sapere che di ogni sistema è possibile fare una copia immagine in locale (ad esempio di notte) che – ripristinata – riporta il sistema allo stato precedente. E se proprio si ha paura anche di perdere gli ultimi dati esistono i cosiddetti backup incrementali  che ogni x minuti salvano i dati. Costo locale: zero per il software (ad esempio Reflect della Macrium ma ce ne sono a volontà) e un disco esterno USB anche tascabile del costo di qualche decina di euro. Poi c’è anche la stupidità di chi apre allegati che dovrebbero ingenerare sospetti, come i messaggi phishing che cercano di carpire dati come quelli della carte di credito ma che sono facilissimamente individuabili se si guarda all’indirizzo di provenienza che mai corrisponde alla schermata presentata. (Dieci anni fa un mio conoscente mi telefona disperato: si era collegato a un sito “porno” – senza avere un antivirus – che gli aveva bloccato il PC con una scritta inequivocabile ed era terrorizzato dal fatto che rientrasse la moglie da un momento all’altro: salvataggio di emergenza).  E allora? Insipienza, pigrizia, “tanto a me non capita”, assenza di antivirussistemi operativi obsoleti da anni (pare che molti degli infettati siano Windows XP, dismesso anche come supporto da Microsoft 4 anni fa) e incompetenza dei gestori dei sistemi. E quindi ben sta a loro: chissà se avranno capito la lezione e – forse – decideranno di affidarsi a chi è esperto e non a ciarlatani a pagamento. Vox clamantis in deserto…
ePS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità.  
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2 thoughts on ““Ransomware” – 15 Maggio 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Oltre all’ insipienza ed alla pigrizia, la tirchieria. Per molti nostri “imprenditori” ( che spesso, seppur piccoli e medi, si riempiono la bocca con termini come “ricerca e sviluppo”) qualsivoglia spesa che non si “veda”, cioè che non porti un immediato e visibile guadagno, è inutile ovvero procrastinabile ed i calcolatori girano su sistemi operativi ormai… vetusti, per non parlare dei servers. E siccome neppure la spesa per un bravo, informato ed aggiornato tecnico si “vede” – un professionista ormai indispensabile – meglio pagare di più il commerciale che “vende”.
    E questi sono i risultati. Ma non si imparerà: domani sarà tutto dimenticato.

    Secondo lei, Professore, qualcuno ha pagato? O meglio, c’era la possibilità di farsi rendere il “maltolto” o è andato – come penso – tutto perso ( o meglio ci è voluto un sacco di tempo per ripristinare il tutto…)
    Comunque non li troveranno mai. Viene da ridere pensando alla “madre di tutte le bombe” quando basterebbe un attacco ben fatto… Ma l’ industria degli armamenti deve pur campare…

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    intanto molto simpatica la vicenda, parecchio comune penso proprio….., del collega del prof. terrorizzato dal blocco del suo pc su un sito porno senza sapere come fare ad uscire dalla schermata prima dell’arrivo di estranei!
    Passando a argomenti meno boccacceschi è purtroppo vero che una buona parte della piccola e forse anche media imprenditoria italiana fa letteralmente pietà quanto a cultura d’impresa.
    A cui bisogna ascrivere la cura da porre nella salvaguardia dei sistemi informatici aziendali che contengono moli di notizie riservate.
    In questo campo siamo tutti un poco indietro anche come cittadini ma, come ricorda Giovanni Neri che ha il pregio di una laurea e di una frequentazione universitaria appropriata, non è poi impossibile mettere in atto sistemi di difesa che sono alla portata di tutti.
    Quando ad es. chiacchierando con qualcuno e si tocca il tema delle password che ci affliggono (tra una cosa e l’altra penso averne un’ottantina e sono un comunissimo cittadino ……. ) spiego che costa davvero quattro soldi metterle in una App dedicata da tenere a portata di mano tipo il cellulare e non scriverle nella rubrica telefonica sotto figure inventate come si poteva fare una volta con il pin del bancomat!
    Devo però dire che l’ignoranza in materia è bonariamente trasversale, indipendentemente dalla cultura universitaria posseduta.
    Perché la risposta è sempre stata all’incirca questa: ma guarda, non lo sapevo e come si fa a scaricarla, ma funziona davvero, e quanto costa, ecc ecc.
    Poiché il prof. ha citato Reflect mi ci metto anch’io e cito questa app che si chiama 1Password, sia per iOS che per Android. E mi sembra costi una trentina di Euro.
    E funziona molto bene …. a patto di ricordare la password per entrare nel programma ……. che però si potrà scrivere nella rubrica telefonica di cui sopra accanto a un nominativo di fantasia!

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