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Turchia – 17 Aprile 2017

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E così l’energumeno l’ha avuta vinta – seppure di misura – nella scalata a un regime dittatoriale che gli permette di restare presidente (ma meglio dire monarca assoluto) della Turchia fino al 2034 (avete letto bene, il 2034). Una vergogna cui l’Europa continua ad assistere in silenzio come nel caso di Orbàn, della Polonia etc. dopo la tragedia della Brexit. Dice qualcosa a qualcuno la parola “appeasement”? Purtroppo non ne ho la capacità e i mezzi ma vorrei fondare un movimento contro questi dittatori travestiti da democratici che della democrazia fanno strame utilizzando la stupidità degli elettori e i mezzi di convinzione di massa che la tecnologia mette loro a disposizione. E nel silenzio – ad esempio – della classe accademica di cui faccio parte che ha solo “belato” una tiepida protesta e poi nulla a fronte dell’incarceramento di migliaia di colleghi che hanno avuto la sola colpa di pensare con la loro testa e di opporsi alla desecolarizzazione della Turchia. E che dire della richiesta di ergastolo da parte di un giudice epigono di Roland Freisler, un magistrato che disonora il suo ruolo, per una giornalista che ha “osato” criticare il bestione paraislamico? Persino Putin al suo confronto è un democratico. In un mondo ormai frantumato da ideologie e interessi inconciliabili la guerra appare sempre più come probabile, una guerra globale e non le guerre locali con le loro spaventose stragi cui ci siamo abituati come a un rito quotidiano. E tutti gli organi che potrebbero intervenire, fare sentire la loro voce, prendere posizione in modo netto e strangolare almeno economicamente questi satrapi (si pensi solo alla Cina nei confronti del tracagnotto dalla improbabile capigliatura Kim Jong Hun che in un mondo normale avrebbe un ruolo solo come macchietta in un film di terza categoria) stanno a guardare, si limitano a commentare, si baloccano in una sorta di diplomazia sotterranea tanto impotente quanto colpevole. interessati solo a guardarsi l’ombelico salvo risvegliarsi a una tragica realtà quando è troppo tardi. Eppure la storia recente ha dimostrato quanto questo atteggiamento sia disastroso ma dimenticarsene pare lo sport più popolare. Confesso che in linea puramente astratta mi piacerebbe confinarmi in un luogo remoto privo di comunicazioni per non subire il quotidiano stillicidio di notizie che mi fanno ribollire il sangue. OK, scrivere questo non è nello spirito del blog che in nessun modo vuole essere un sfogatoio come Facebook ma posso per una volta essere perdonato promettendo di non farlo mai più?
 PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità.  
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15 thoughts on “Turchia – 17 Aprile 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Gentile Professore, i giochi globali sono complicati e si ripetono spesso nella storia con le medesime modalità. C’è un Impero ( che, ovviamente, fa l’ impero, cioè il cane da guardia non della “democrazia” ma dei propri interessi) e ci sono altri Imperi che un tempo avrebbero agito più o meno indisturbati nei loro territori di influenza (Cina, Russia …) ma ora si trovano a competere obbligati alla convivenza dalla globalizzazione. E, non potendo o volendo agire in prima persona, foraggiano improbabili personaggi come marionette o babau da suscitare al momento opportuno ( e sopprimere quando non servono).
    Ne rimarrà solo uno? Chissà.
    Ovviamente ognuno di questi imperi si dichiara dalla parte del popolo ( la Cina addirittura “comunista”!), in realtà dalla parte del popolo nessun potere è stato, se non quando conveniva agli ottimati che lo reggevano. Anzi, se c’è una eterogenesi dei fini, tra questi Imperi, è proprio la fine di quel poco di democrazia – leggi forma di governo che esercita minore violenza nei confronti dei sudditi (e poco altro) – che fino ad ora pare averci accompagnato.
    L’ Europa avrebbe potuto essere un piccolo ( e falice?) impero se gli Imperi maggiori – uno in particolare – non si fossero messi in mezzo obbligaldola, per i propri interessi geopolitici, all’ allargamento ad Est e addirittura a programmare un ingresso della Turchia; Paese che con l’ Europa ed i suoi ideali è stato ed è da secoli, e non certo solo idealmente, in conflitto.
    La globalizzazione prevede, per funzionare “bene” – cioè creare, come un tempo, un mondo globale di padroni e servi – un pensiero unico che giustifichi “eticamente” lo spostamento senza alcuna limite fisico o ideologico di produzioni, merci, capitali.
    Per ovviare alle forze lavoro legate sino ad ora ai territori di produzione ci si è inventati l’ “accoglienza” di popoli bisognosi e ricattabili esortati in vari modi ad emigrare.
    A giustificare tutto ciò ancora una volta le sempiterne religioni, monoteistiche e mediorientali nel nostro caso, così simili tra loro per nascita, dottrina e concretizzarsi nella storia.
    Il più grande pericolo? Gli ideali dell’ illuminismo, l’ idea che l’ uomo possa, con il lavoro del proprio cervello e delle proprie mani, affrancarsi dallo stato di minorità in cui il potere politico e religioso lo mantengono.
    Occorre sperare nell’ imperscrutabile Provvidenza, immaginare un Paradiso pieno di vergini e contemplazioni divine per starsene buoni buoni a subire quaggiù in Terra.. Occorre un rinascere della carità – che ai nostri tempi si chiama “volontariato”, ONLUS, associazionismo e quant’ altro – affinchè non si pretendano più diritti e si sedimenti nuovamente lo status quo.
    Chi oserà mai mordere la mano che allunga il pane o il farmaco salvavita se lo Stato ha abdicato (“perchè non ci sono soldi” è il leitmotiv… scusa assai gettonata in un Paese come il nostro, uscito da così poco tempo dalla povertà…) ai suoi primari doveri, al patto sul quale è stato creato?
    E così, a poco a poco, al pubblico . sempre meno messo in grado di funzionare – si sostituisce il privato, ai diritti la carità – sempre discrezionale – ed il tutto senza colpo ferire, anzi, col plauso dei cittadini.
    Le vie dell’ inferno sono lastricate di buone intenzioni: lassù lo sanno bene…

    Mi scuso anch’ io per essermi dilungata ma l’ argomento mi appassiona molto…
    Più che altro mi spaventa, o meglio mi spaventa il modo in cui la democrazia si sta scavando con le proprie mani la fossa…

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    Verissimo, una vergogna che di fronte a incarcerazioni di massa per reati di opinione che hanno colpito tanti intellettuali e fra questi fior di docenti universitari, gli omonimi dell’Alma Mater siano stati così timidi.
    A questo punto la inevitabile domanda: perchè questo è avvenuto, a Suo giudizio?
    Freddo calcolo? Volgare pusillanimità? Spicciola convenienza?

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  3. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Tutti tengono famiglia: è sempre stato così.
    Quando si tratta di intervenire ai dibattiti, di apparire in TV, di pubblicare, tutti fenomeni. Nel concreto, armiamoci e partite ( quando non persi ad azzuffarsi nel proprio angusto pollaio).
    Caratteristica tipica degli Italiani “brava gente” che si assolvono sempre e comunque di default: loro non ci entrano mai, tutto succede “a loro insaputa”.
    Ovviamente, “dopo”, si sentono in diritto di pontificare facendo le pulci a chiunque.

    Quello che fa ridere, per non piangere, è il “Giorno della Memoria”, ormai un feticcio obbligato come il 1 Maggio (purtroppo!).
    Ogni anno tutti a stigmatizzare il comportamento degli intellettuali durante il fascismo che non si sono opposti al pongrom degli Ebrei. Per non parlare dell’ anatema costante nei confronti degli scienziati tedeschi che non hanno voluto lasciare la Germania nazista.
    Se tanto mi dà tanto…

    C’è un bellissimo racconto, nella raccolta “Il romanzo di Ferrara” di Giorgio Bassani (il titolo è “La lapide di via Mazzini”), che fotografa magistralmente il comportamento di politici e cittadini nostrani nell’ immediato dopoguerra, al di là di ogni retorica propaganda.
    Come spesso succede, la letteratura coglie nel segno più di ogni analisi sociologica. Soprattutto se chi scrive ha vissuto quei giorni in prima persona.
    Temo che noi Italiani, nei fondamentali, non cambieremo mai.

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  4. Come sempre accade Michele Serra dice bene quello che penso e che vorrei sapere dire come lui. Leggere l’ “Amaca” odierna su Repubblica. Un amaro commento sul concetto e la prassi della democrazia a partire dai risultati del referendum turco.

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  5. Leggo ora sul Guardian che l’energumeno dai capelli gialli si è congratulato con l’energumeno paraislamico per il risultato ottenuto con brogli nel referendum. Come si dice “Dio li fa poi li accompagna”. Ma quindi dobbiamo archiviare come definitivamente obsoleto il verso oraziano della prima satira “Sunt denique certi fines quos ultra citraque nequit consistere rectum”? Dopo la farsa del golpe e la tragedia della repressione ora siamo al plauso per le truffe. Ci sarà un peana per la prevista reintroduzione della pena di morte in Turchia?

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  6. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Siamo così certi che ci siano stati brogli?
    Siamo così certi che quando l’ esito di una consultazione popolare non è quella che vorremmo ci sia sempre qualche inghippo? Siamo così certi che i “cattivi” vincano sempre col sotterfugio e l’ inganno?
    Eppure la nostra storia recente dovrebbe esserci maestra: Mussolini vinse col voto popolare. Ed è innegabile che avesse il popolo dalla propria parte; anche dopo la guerra è stata dura combattere contro l’ estrema destra: pensiamo al referendum monarchia/repubblica ( anche quello accusato di brogli…)
    Quello che più colpisce è il voto dei Turchi all’ estero, per la stragrande maggioranza ( pare) a favore di Erdogan. Eppure dovrebbero apprezzare la democrazia del Paese nel quale hanno scelto di vivere ( e spesso hanno fatto carte false per arrivarci: la Germania generalmente). Perchè dunque questo controsenso? Perchè sono tanto restii ad integrarsi?
    Perchè l’ appartenenza ad una cultura, ad una religione, ad una terra, ad un clan è un valore immenso e l’ uomo – animale territoriale e gregario – non va contro la propria natura. Si raggiungono posti diversi per approfittare del benessere altrui, per vivere meglio, ma la mente ed il cuore, per molti, restano nel Paese natio ed anzi, ci si attacca ancora di più a quelle tradizioni che donano identità. Come per l’ amato/a lontano/a, alcuni lo dimenticano cercandone uno nuovo ma altri lo rimpiangono a vita, e la lontananza mette in secondo piano difetti e dissidi: la nostalgia avrà sempre il sopravvento.
    Inutile parlare di “integrazione” quando in molti non vogliono, del tutto legittimamente, essere “integrati” ed occorre prenderne atto. Lo abbiamo ben visto col sostegno ad Erdogan.
    I Turchi, cittadini di un grande Paese, bellicoso e fino a pochi decenni fa con tutti e due i piedi in Europa, sono fieri delle propria storia e individuano in chi la sa furbescamente ricordare – o millanta di riproporla – una futura rinascita.
    E’ successo molte volte nella storia anche recente: colonizzare ideologicamente popoli diversi, con storie e culture differenti è sempre difficile se non impossibile. E non è neppure giusto.
    Erdogan, con la sua furbizia levantina, è però un alleato NATO, e molte sono le basi militari NATO ed US sul territorio turco. Non dobbiamo mai dimenticare che gran parte del mondo è a sovranità limitata, Turchia compresa.
    Purtroppo o per fortuna non so, ma è così.
    Vedremo.
    Attenzione comunque a non stigmatizzare troppo la democrazia: pur con tutti i suoi rischi non mi pare si stesse, nei millenni trascorsi senza di essa, molto meglio. La storia ce lo insegna chiaramente.

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  7. Roberto Barilli ha detto:

    Non ci sono sicurezze di brogli ma l’Ocse stima in 2,5 milioni di schede quelle ‘sospette’ e questo organismo internazionale non raccoglie voci incontrollate ma dati oggettivi.
    Ovvero quei 2,5 milioni di schede votate erano prive dei timbri che soli certificano che le stesse erano state oggetto di esame preventivo da parte dei componenti dei seggi con relativi conteggi e verbalizzazioni prima dell’inizio delle operazioni di voto.
    Chi ha partecipato a delle operazioni di voto ai seggi sa di che cosa si parla: in presenza di una scheda votata ma priva del timbro la stessa viene annullata e il motivo è semplissimo: significa che non è transitata dai componenti del Seggio ma è stata consegnata da chissà chi direttamente nelle mani dell’elettore, si immagina giá votata.
    Si è trattato di brogli?
    Chissà, ma di sicuro ci si è andati molto vicino, magari se questo 2,5 milioni di schede sono state trovate nei territori della periferia del territorio, quelle zone rurali che hanno dato tante soddisfazioni a Erdogan.
    Quanto infine ai turchi della diaspora (Svizzera sorprendentemente esclusa….) i loro voti sono stati massicciamente per Erdogan e nessuno ne mette in dubbio la legittimità ma, come ha rilevato la signora Marcucci, si stenta ancora a comprendere sino in fondo il perchè.
    L’analisi forse dovrebbe partire dalla Svizzera per capire qualcosa di più perchè non risulta che gli emigrati turchi in Svizzera siano per la maggioranza intellettuali e non risulta nemmeno che gli svizzeri siano tanto teneri con gli immigrati vari…. anzi!

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  8. Dubitare delle singole informazioni (come dei singoli quotidiani) è doveroso ma se tutti (ripeto tutti) i media internazionali e nazionali denunciano brogli, allora è lecito credere che ci siano stati. Il personaggio che ha richiesto questo plebiscito è un figuro screditato agli occhi dell’opinione internazionale non per partito preso ma per tutte le decisioni liberticide che ha assunto dal Luglio 2016 a ora. Mi pare che non ci possano essere dubbi sulla natura levantina di Erdogan e sulla sua attitudine a un dispotismo fascista. E’ un giocatore spregiudicato convinto che per tutta quella serie di ricatti che è in grado di predisporre la farà franca e io temo che sarà così. Ma gli spiriti liberi, i pochi Béranger di Ionescu rimasti, possono ma soprattutto debbono ribellarisi e gridare forte e chiaro che di questi ignobili personaggi non ne possono più. “Vox clamanits in deserto”? Forse, ma esiste anche una coscienza individuale cui si deve rispondere mettendo da parte quell’atteggiamento da “realpolitik” che alla fine si traduce sempre in acquiescenza. Non metterò più piede in Turchia come non l’ho più messa in iran e come non la misi in Grecia al tempo dei colonnelli. Si potrà obiettare che questo è moralismo velleitario ma la legge morale risiede ancora kantianamente nel sottoscritto. Ne ho viste troppe per non poterne più e ho un’età nella quale mi rimane ancora poco tempo per gridare il mio disgusto. Lo faccio con i pochi mezzi che ho a disposizione e il blog è uno (modesto) di questi.

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  9. Roberto Barilli ha detto:

    Gestire un Blog costa tempo, fatica, responsabilità e sicuramente qualche soldino.
    È già stato più volte riconosciuto ma ogni tanto è bello riscriverlo.
    Quanto a Erdogan resta poco da dire se non che il primo a essere parecchio scontento del risultato, brogli a parte, è lui anche perchè il cuore pensante e produttivo del Paese non l’ha certo seguito e questo trend sicuramente è destinato ad allargarsi.
    Ho trovato saggio il monito del Governo tedesco, rivolto a Erdogan, di dialogare con l’opposizione interna anche se sarà durissima perchè la divaricazione va ben oltre la politica comunemente intesa.

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  10. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Allora temo, gentile Professore, che piano piano le sue “gite” si restringeranno sempre di più. L’ andazzo è questo, ammesso e non concesso che presto anche il nostro Paese non rientri nel “gruppo”.
    Intanto, da quanto si evince dai sondaggi che per fortuna non ci prendono quasi mai, sembra che la Francia sia divisa tra una (ex?) fascista ed un banchiere legato al clan Rothschild … Per la sinistra democratica – esiste ancora, nei fatti, o si è definitivamente trasformata in cattopauperismo? – la vedo dura…
    Penso che anzichè gettare anatemi occorrerebbe comprenderne le ragioni, che sono sempre, più o meno, ovunque, le medesime.

    Perseverare è diabolico ma si continua imperterriti : nel fine settimana più di 8.500 migranti “salvati” ed i soliti poveri morti. Soliti pianti, solite schermaglie, solito “ci deve pensare l’ Europa” ( che non ci pensa proprio, ormai è chiaro da anni e lo sanno tutti ma si sa: tutte dichiarazioni che servono per alleggerirsi dalle responsabilità).
    Che sia una tratta degli schiavi – il dominio dell’ uomo sull’ uomo – ormai è lampante. Come dovrebbe essere ovvio che le varia mafie mondiali – chiamiamole così – gestiscano il traffico in combutta con i governi. Chi fa saltare una intera autostrada per uccidere un solo Magistrato ha certamente il controllo delle modalità con le quali centinaia di migliaia di persone sbarcano sul “suo” territorio.

    Ci aspettano tempi duri: la reazione “populista” , tanto sollecitamente chiamata (dai fatti e non certo da Salvini) non tarderà a manifestarsi anche tra il nostro “volgo disperso” notoriamente restio alle sollevazioni. La virata verso l’ ultradestra è certa, anche qui.
    Esattamente quello che si è cercato, per l’ Europa tutta. Anzi, a quanto pare, il mondo intero: il caos dalla notte dei tempi ha chiamato l’ “uomo forte”.
    E’ la globalizzazione, bellezza! E siamo solo all’ inizio…

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  11. Roberto Barilli ha detto:

    Intanto una chiosa al mio precedente intervento: le prime righe dovevano essere queste:
    “Gestire un Blog costa tempo, fatica, responsabilità e sicuramente qualche soldino. Quindi grazie prof. Neri di farlo”
    Sistemata questa mia omissione vengo al commento ultimo della signora Marcucci là dove adombra la complicità fra la criminalità organizzata, sezione sud Italia, e gli arrivi dei migranti. Almeno se ho capito bene.
    È un punto di vista inedito sul quale nessuno, ad ora, ha fatto cenno.
    Che indizi ci sarebbero?

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  12. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Quanto meno la logica, gentile Barilli.
    Ha in mente il controllo capillare del territorio delle varie mafie e non solo quello del Sud Italia? Ha in mente la loro potenza – anche politica, anzi, geopolitica – che non si ferma certamente al territorio italiano? Ha in mente le loro azioni assai spesso eclatanti ( vedi Falcone e Borsellino) e quasi sempre impunite?
    Faccia due più due e immagini se un fenomeno come l’ immigrazione di massa che si attua direttamente ” a casa loro” – Sicilia e Calabria – possa essere esclusa dai loro interessi. Già sappiamo della mafia nigeriana, di quella cinese, di quella tunisina… operative sul nostro territorio e pensa che le nostre , così organizzate, stiano a guardare?
    Ovviamente sappiamo soltanto ciò che ci è dato sapere e fino a quando il fenomeno migratorio “converrà” – moltissimi sono gli interessi in gioco, politici, geopolitici e di bottega, sulle spalle di quei poveretti che già sappiamo in parte “forzati” ad imbarcarsi – saremo sommersi solo dai buoni sentimenti: non importa in quanti moriranno nel viaggio, di quanti si perderanno nella disperazione del “dopo”.
    La via dell’ Inferno è lastricata di buone intenzioni.

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    • Roberto Barilli ha detto:

      Sono d’accordo con Lei che la criminalità organizzata, sez sud Italia, ricava qualche vantaggio dai migranti.
      In realtà pensavo si riferisse alla fase precedente lo sbarco, quella dell’organizzazione del viaggio.
      A questo proposito per me continua a essere un mistero come popolazioni così povere riescano a mettere insieme somme così ingenti per pagare un viaggio.

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