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“Collimare” – 9 Aprile 2017

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Che in un liceo linguistico (si, avete letto bene) “collimare” per uno studente siginifichi, come fosse un aggettivo, “fra colli e mare” (la Repubblica in data odierna) fa rabbrividire per l’ignoranza (ma anche la stupidità) di un soggetto che nella spasmodica ricerca di un significato a lui ignoto ha chiaramente mutuato la scelta da “collinare”!  Ma non è di questo che si tratta: se uno studente arriva a questi abissi significa che nessuno l’ha doverosamente bocciato precedentemente o forse, ancora peggio, che il suo insegnante soffre delle stesse carenze. In ogni modo la scuola che oltre a insegnare deve anche giudicare e vagliare per piaggeria ha trascurato questo secondo aspetto lasciando che un ignorante avanzasse nella carriera scolastica. Con il risultato che soggetti di questo tipo si presentano ai tests di ammissione all’università e vengo inesorabilmente bocciati. E sono gli stessi (come i loro insegnanti) che tuonano contro i test Invalsi e che ogni anno, invariabilmente, danno luogo a quella pagliacciata che sono le manifestazioni studentesche, farcite di quegli stessi slogans che erano già stantii ai tempi dei loro genitori. Nella mia lunga carriera di docente universitario di materia scientifica ho inesorabilmente sanzionato gli strafalcioni grammaticali e sintattici dei miei studenti con loro stupore, come se a un futuro ingegnere dovesse essere concesso di scambiare un congiuntivo con un condizionale o come se il congiuntivo fosse un”optional”. Può ben essere che si possa sopravvivere senza conoscere il significato di “collimare” e che la nostra bella lingua tenda a perdere i vocaboli più eleganti in favore di un povero gergo televisivo, ma qualcuno si è mai reso conto che questo favorisce la creazioni di élites che diventano tali anche per sapere maneggiare quei vocaboli ignoti  a questi sventurati studenti?
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3 thoughts on ““Collimare” – 9 Aprile 2017

  1. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Purtroppo la cosa che più colpisce non è tanto l’ ingnoranza nei confronti della parola – c’è di peggio – ma il “tirare ad indovinare”. Molto meglio un: “Purtroppo non lo so, me lo spiega lei”? Ma si “tira appunto ad indovinare”, se “ci si prende” tanto meglio, altrimenti nulla succede.
    Lo studente è appunto uno studente, e quindi imparerà ( si spera).
    Quello che continua a scandalizzarmi solo le/gli ineffabili giornalisti che, non solo nei continui talk show ma anche nei blasonati (?) TG continuano, è proprio il caso di dirlo, a “dare i numeri”. La Svezia, ad esempio, Professore, ha ben 25.000.000 di abitanti: lo sapeva?

    E’ solo uno dei tanti numeri dati a caso, tanto noi Italiani con i numeri abbiamo sempre litigato e ce ne vantiamo anche. Non c’è nulla che scateni risatine ed applausi come quando il giocoso politico di turno, spalleggiato dal compiacente conduttore-amicone, rivela immancabilmente, serafico, che in Matematica e Fisica andava malissimo e di numeri non capisce alcunchè. “Io ho fatto il Classico” (ergo, a quanto pare…)
    Tutti ridono e si riconoscono: un punto a suo favore. Penso che mai direbbe che in Grammatica non capiva alcunchè.
    Chissà perchè.

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    è proprio il caso di dire che il mio pensiero collima con quanto asserito dal prof. Neri e dalla signora Marcucci.
    Sulle cause che determinano questo stato di cose, che fortunatamente a mio parere riguardano una parte della popolazione italiana ‘over’ compresi, una buona responsabilità l’ha il perdurare generalizzato delle scarse letture e anche dello scarso impegno di coloro che, professionalmente, si occupano del tema.
    Dai giornalisti agli scrittori passando talvolta anche dagli insegnanti, categoria che il prof. molto opportunamente ricorda.
    Questa realtà poi, incrociata con l’avanzare dei vari social, sms, Whats e via dicendo (oggi chi non gira ridicolmente con uno smartphone in mano è una rarità…..) , ha impoverito quel già povero livello esistente di quella parte cui accennavo prima.

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  3. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Il mio sogno sarebbe: il ragazzo non sa il significato della parola e la chiede nel contesto della frase ( una parola cambia di significato a seconda del contesto : es. “porto” che significa? Voce verbale o luogo ?). Ne scopre quindi il significato aiutandosi magari con l’ intuizione colta: del resto, citando le “colline” dal punto di vista etimologico non aveva tutti i torti…

    La scuola dovrebbe – soprattutto di questi tempi – dare strumenti ed allenare ad usarli: molto più difficile ed impegnativo però, per insegnanti e studenti, di quanto lo sia dare informazioni.

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