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Kafka e il PD – 17 Febbraio 2017

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Con molta franchezza confesso che dei “talk show” non ne posso più, e quando la sera sono a casa e accendo la TV posso guardare di tutto ma non più politici che si riempiono la bocca di parole, incapaci di ascoltare gli altri, interessati solo a sopraffare la voce altrui e con dei “conduttori” che fanno di tutto fuorché “moderare”, anche perché se facessero veramente il loro mestiere la politica li farebbe cacciare. Ma… ieri sera mi sono fatto forza e ho ascoltato il programma della Gruber con Mieli,  Carofiglio e Speranza, esponente della “sinistra” del PD. Semplicemente non credevo alle mie orecchie. Prima Speranza protesta per un congresso potenzialmente tenuto in tempi troppo ravvicinati ma quando Mieli gli ricorda che lo statuto del PD prevede un congresso entra 4 mesi in caso di dimissioni del segretario e chiede se la data di Giugno soddisfarebbe la richiesta della sinistra la risposta non è si/no ma .. che il problema è politico. Ovvero, in soldoni, va tutto bene fuorché una vittoria di Renzi al congresso, con la faina D’Alema che vorrebbe riprendersi il partito. Siamo nuovamente in presenza di quella sinistra fumosa e “benaltrista” che ha nel suo DNA la dissoluzione e la sconfitta. Sia chiaro: Renzi ha commesso errori palesi e proprio il congresso, preceduto dai congressi locali per eleggere i delegati, è l’area per un confronto delle idee ma se poi la maggioranza elegge Renzi come segretario come la mettiamo? Semplicemente con una scissione. Io penso che tutti gli appelli all’unità siano un errore perché ci sono situazioni incancrenite che non sono risolubili con una pax artificiosa che comunque logorerebbe il partito rimandando solo una decisione inevitabile. Poi ci si conti, ben sapendo che questa vicenda (non la decisione se scindersi o meno) ha già regalato alla destra, ai populisti (e persino a quel rottame di Berlusconi) la vittoria alle prossime elezioni. Si chiama Partito Democratico ma sono i suoi esponenti che per primi rifiutano le regole della democrazia ovvero quella della maggioranza!
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3 thoughts on “Kafka e il PD – 17 Febbraio 2017

  1. Roberto Barilli ha detto:

    È persino imbarazzante ma ancora una volta debbo dire che condivido totalmente il contenuto del Post del prof. Giovanni Neri.
    In una sola cosa, meno male !, voglio differenziarmi da quello che ha scritto: è parecchio tempo che non guardo trasmissioni che abbiano oggetto dibattiti di un qualche tipo, politici poi meno che mai.
    A titolo di esempio e anche per fissare in qualche modo i tempi, io non ho mai visto una sola puntata del programma Ballarò tenuto da Massimo Giannini ed è tantissimo tempo che mi tengo alla larga dalla Gruber, per caritá una bravissima giornalista ……., che come tanti altri bravissimi giornalisti ha la disgrazia di lavorare in Italia in cui puoi fare il mestiere solo a certe condizioni !
    Ed è per questo che sono grato a Giovanni Neri, sottolineando che non sono un suo parente e che lo conosco solo di sfuggita: nel triste panorama della pubblicistica nostrana, assieme a pochissime eccezioni è uno che non teme condizionamenti.

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  2. Maria Cristina ha detto:

    Purtroppo prendono tre piccioni con una fava:
    1) Programmi che non costano nulla.
    2) Finto pollaio in cui i “politici” ( virgolette d’ obbligo), spalleggiati dai “grandi giornalisti” di riferimento ( nuovamente virgolette d’ obbligo), fingono di litigare ed intanto si fanno conoscere come le maschere della commedia dell’ arte: il giullare, il pensieroso, il furbo, la pietosa, la caciarona, la (finta) intellettuale, la cattolica, la femminista, .. così ogni elettore trova e “conosce” la maschera che più lo rappresenta e che più gradisce; salvo poi, ohibò, trovarla il giorno dopo nel partito opposto …
    3) Allontanare dal voto i diversamente pensanti, coloro che “non ci stanno”. Si può benissimo fare a meno di loro: anzi, meno votano e meglio è, nelle elezioni politiche non è previsto il quorum. Se poi voteranno solo gli amici degli amici tanto meglio, non ci sarà nemmeno più bisogno di “nominarli”.

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