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Memoria corta – 31 Ottobre 2016

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La nostra società dimentica in fretta. Da lungo tempo, ormai, sui giornali non si parla più della tragica e ignobile vicenda di Giulio Regeni, con il nostro governo che  aspetta solo  che un po’ più di polvere si sia accumulata sulla storia per riprendere rapporti diplomatici ad alto livello (ambasciatori, dico). E che dire del macellaio Erdogan?  La più ignobile purga di tipo staliniano si è compiuta in Turchia “giustificata” da un presunto tentativo di colpo di stato che in molti sono convinti sia stato organizzato dallo stesso Erdogan per liberarsi dei suoi oppositori. Se ne trova traccia negli organi di informazione da mesi? Nulla di nulla: argomento ormai vecchio e passato in giudicato. Silenzio stampa (e del governo – ah gli interessi economici…). E che dire delle ragazze rapite da Boko Haram: niente più viene ricordato sui quotidiani dopo l’interessamento di tutta la stampa e lo sdegno internazionale. Roba passata. Campagne di stampa furibonde svanite nel nulla, finite al macero. Certo, non si può pretendere che tutto venga sempre ricordato ma la velocità di scomparsa è proporzionale alla grancassa suonata all’inizio. Oggi il giornalismo come ogni altra fonte di informazione ha bisogno costantemente di alimentarsi con nuove notizie clamorose (le ben note “breaking news” talvolta persino costruite ad hoc)  per tenere desta l’attenzione e, in ultima analisi, per vendere. I valori morali? Vecchio ciarpame per anziani come il sottoscritto. Che però almeno individualmente si sforza di non dimenticare perchè “historia magistra vitae“.
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Pubblicità occulta – 30 Ottobre 2016

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Ero erroneamente convinto che la pubblicità sui giornali fosse a pagamento e confinata in zone facilmente imdividuabili come tali. Come uno spot televisivo sul colesterolo e i rimedi miracolosi dello yoghurt che ci impesta regolarmente “mi sbagliavo”. L’edizione bolognese di Repubblica è diventata la grancassa di medici e ospedali attraverso un uso spregiudicato della posta dei lettori. Non manca edizione in cui non vengano magnificati  medici, infermieri, reparti, settori etc. etc che compiono mirabolanti interventi e cure tali da fare supporre che Bologna sia diventata l’ombelico mondiale dell’assistenza medica, dove gli addetti più che professionisti sono dei samaritani ormai nell’occhio di papa Francesco per una canonizzazione collettiva.  Sia chiaro: onore al merito ma siamo solo in presenza di persone che adempiono in modo professionale il loro compito come avviene per tanti altri dipendenti pubblici, che nel totale anonimato si impegnano a fare funzionare la macchina statale. Al di là del dubbio che questi peana non vengano “suggeriti” da interessati operatori della sanità per i risvolti legati alla remunerativa attività professionale, rimane il fatto che una delle piccolissime opportunità offerte al cittadino per fare sentire la propria voce anche per problematiche di interesse generale, è impedita da questa sciagurata occupazione dei piccoli spazi  disponibili a totale detrimento dell’interesse dei lettori. Poichè l’abbonamento a un quotidiano su tablet offre la possibilità di ricevere tutte le edizioni locali è singolare verificare come solo la redazione bolognese si distingua per questa prassi, il che non può che fare sorgere fondati sospetti per i quali la direzione nazionale del quotidiano dovrebbe condurre un’approfondita indagine al fine di verificare i criteri che informano la selezione delle lettere arrivate in redazione.
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Idioti con spray – 27 Ottobre 2016

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C’è un’unica malattia per la quale non si troverà mai un vaccino: l’idiozia. Un gruppo di decerebrati (altro che “writers”) ha imbrattato molti muri del centro storico con ridicole e insulse frasi contro Renzi. Lungi da me volere proibire il dissenso, ma esso, per essere tale, deve colpire la mente di chi legge e non provocare un senso di ripulsa il cui effetto è esattamente contrario a quello desiderato dagli imbrattatori. Scrivere sui muri al tempo del fascismo era un atto eroico, farlo ora, con tutti i social media disponibili denuncia una carenza assoluta di intelligenza, di senso politico, di incisività e di civismo. Sorprende in questo contesto il dibattito se si debbano o meno perseguire questi idioti: vanno individuati, perseguiti, esemplarmente condannati a pesanti multe e a ripristinare i muri imbrattati. Purtroppo la sensazione è che le forze dell’ordine considerino tutto questo come un male minore che non vale la pena di perseguire, alla stregua dei vigili urbani di Bologna che di fronte alla persone investite e ferite da  biciclette sui marciapiedi (quasi sempre anche sprovviste di luci regolamentari) fanno capire che di queste quisquilie non ne vogliono sapere, molto più interessati a chiacchierare in crocchio facendo finta di non vedere. (Non posso dimenticare che tre anni fa una signora alla guida di un Suv contromano in Piazza Malpighi con il cellulare in mano si è fermata a chiedere indicazioni stradali a un vigile e se ne è andata senza sanzioni…). Ma per tornare agli imbrattatori anche la forza pubblica si è distinta per disinteresse rifiutando di raccogliere la denuncia di un cittadino. Il che la dice lunga sulla protezione che viene garantita alla popolazione. Mettiamoci il cuore in pace: non potendo farsi giustizia da sé bisogna accettare il fatto che chi delinque la fa franca.  Amen…
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Migranti e Lega -25 Ottobre 2016

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Aprendo la versione informatica dei giornali questa mattina alle 6 avrei voluto riaddormentarmi pensando di avere fatto un brutto sogno. Un insignificante paesino vicino a Ferrara, uno sgorbio sulla carta geografica, si è mobilitato facendo barricate per impedire che 20 povere migranti (di cui una incinta) venissero ospitate in una struttura del paese, aizzato dagli squallidi figuri della lega, alla ricerca violenta di un consenso che non ottengono con mezzi democratici. Si è mobilitata la feccia dell’Italia, quella pancia ottusa e reazionaria che non si riesce a estirpare nel nostro paese e che non ha neppure i mezzi intellettuali per ricordare che in un recente passato sono stati gli italiani, forse i padri di quegli stessi dimostranti, che hanno avuto bisogno di emigrare. Niente da fare: la malattia dell’ottusità è l’unica contro cui non vi sarà mai un vaccino. Qualcuno potrebbe spiegare quale rischio facevano correre 12 povere donne e un infante nascituro allo sgorbio geografico? E davanti alla stupida arroganza di un pugno di decerebrati che fa il rappresentante del governo italiano? Cala letteralmente le braghe incapace di riaffermare l’autorità dello stato per non volere avere grane. Una vergogna che si somma all’altra vergogna e che non potrà non suggerire ad altri un comportamento similare. Ma è possibile che un’Italia del nord, che aspirerebbe a uno status europeo si caratterizzi per una intolleranza razziale che nulla ha da invidiare all’antisemitismo razzista con la benevola connivenza delle autorità? VERGOGNA!
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Medicina e informatica – 20 Ottobre 2016

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La regione ER afferma di essere all’avanguardia nel settore sanità. Ebbene il mio (da me stimatissimo) medico dal 1 Novembre inizia a godersi giustamente la pensione. Oltre ad essere un bravo medico è sempre stato possibile comunicare con lui via email e Fascicolo Sanitario (una funzionalità a disposizione di ogni cittadino), vale a dire che per tutte le operazioni “correnti” inviavo un email e ricevevo direttamente via email un messaggio che la “ricetta” era stata inserito nel fascicolo da cui potevo scaricarla, stamparla e presentarla in farmacia, in ospedale etc. Da notare che il tempo di compilazione della ricetta informatica da parte del medico è identico a quella per la compilazione del famoso “modulo rosso” mentre assai ridotto è il tempo di gestione, sia perché si evita di intasare inutilmente l’ambulatorio sia perché al paziente è risparmiato l’onere di recarsi all’ambulatorio per ricevere a mano quanto poteva ricevere informaticamente. Ebbene, la situazione è desolante: fra tutti i medici da me consultati nessuno sa cosa sia  o sa usare il fascicolo sanitario elettronico. Si ha un bel blaterare di informatizzazione della PA di banda larga etc. e poi quando si viene al dunque o per ignavia o per ignoranza gli strumenti non vengono usati. Si tratta della stessa incompetenza che obbliga ancora all’uso del fax quando la firma digitale è disponibile in Italia da 16 anni e la PEC da 5. Niente da fare: con molte amministrazioni si deve usare il fax, lo strumento informatico più contraffattibile che esista, retaggio di un passato che ognuno vorrebbe fosse tale, le email vengono lette solo saltuariamente (mentre si accede costantemente a facebook e ad altri social media) etc. E questo mi ricorda anche che i giovani avvocati cui ogni anno faccio una lezione sulla firma digitale affermano candidamente di non utilizzarla mai: siamo membri di una nazione del Magreb, non della UE!
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Mamme, mammismo e … – 14 Ottobre 2016

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Sulla Stampa viene riportato un articolo nel quale due “ricercatrici” (evidentemente alla ricerca di una pubblicazione di infimo livello e di un facile  successo presso madri e padri decerebrati – ma ormai ciò che conta all’università per una carrierina locale è il numero di pagine non la qualità) propongono non solo di abolire i compiti delle vacanze ma anche i compiti e i voti in classe e di sostituirli  in classe con giudizi sull’intera scolaresca e .. con giudizi da parte dei bambini degli insegnanti. Non paghe di queste sciocchezze propongono come materie sostitutive il racconto delle proprie emozioni, le esperienze all’aria aperta etc. etc. insomma tutto lo stupidario didattico possibile e naturalmente hanno trovato subito un certo numero di “mamme” pronte a seguirle, probabilmente le stesse che si oppongono alle vaccinazioni, che seguono le cure del cancro alternative con  i risultati che sono sotto gli occhi di tutti etc. Come possano poi questi virgulti allevati in un contesto nel quale non si insegna lo sforzo, lo studio, la conoscenza etc. affrontare le scuole superiori e l’università non si sa. E poi si parla di abbandono al primo anno dei corsi di laurea: ma sa qualcuno quale abisso di ignoranza già oggi si incontra? E sanno queste “mamme” che alla fine chi emerge sono proprio i figli di quelle classi agiate che inorridite da queste prese di posizione mandano i figli alle scuole private di qualità con ovvi risvolti sociali e culturali?  Sciocchezze di questo genere andrebbero solo cestinate senza neppure essere prese in considerazione (e segnalate come pubblicazione “negativa” nel curriculum delle due “ricercatrici”) e invece qualcuno dà voce a queste tragicamente ridicole prese di posizione  senza neppure un confronto con la realtà degli altri paesi della UE (ma forse non conoscono neppure francese, tedesco e inglese…). Brr…
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Università e plagio – 13 Ottobre 2016

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Dunque i fatti. Un professore dell’università di Bologna viene insignito del titolo (apparentemente ambito, seppure non abbia alcun valore pratico) del titolo di “emerito”, nonostante che una commissione di ateneo (Fabio Roversi Monaco “regnante”) lo ritenesse colpevole dell’accademicamente (e non solo) infamante reato di plagio. Vicenda poi controversa con strascichi giudiziari di vario genere e con esiti diversi (“tot iudices tot sententiae”..). Un gruppo (sparuto) di professori giudica inaccettabile la cosa, 40 esponenti della società civile scrivono in materia al rettore indignati, la cosa viene segnalata ripetutamente agli organi accademici i quali se ne lavano le mani e come il manzoniano conte-zio preferiscono “quetare, sopire” insomma oppongono il classico “muro di gomma”. Al fine di dare peso a una giustificata protesta un professore dichiara di non volere più sorvegliare gli studenti durante gli esami  (v. https://sites.google.com/site/lucioxpicci/rassegnastampa)  se l’ateneo non sorveglia i propri professori e sottopone a referendum fra gli studenti la propria posizione. L’80% dichiara di volere essere sorvegliato (ma un 20% preferirebbe di no – interessante…). Diffondo la lettera presso tutti i colleghi dei dipartimenti della scuola di ingegneria. Rispondono in 5 (cinque su centinaia!) di cui due ritengono che non io abbia nulla di meglio da fare che perdere il tempo in queste stupidaggini (inutile ricordare che un ministro ha dovuto dimettersi in Germania per motivazioni simili) e tre dichiarano il loro sostegno. Inutile ricordare che in Italia solo 10 professori  rifiutarono (a costo della loro carriera) di giurare fedeltà al fascismo e che nessuno degli emeritandi insigniti del titolo nella stessa cerimonia (v. Schiena curva –  28 Luglio 2016) ha ritenuto di dovere esprimere il proprio dissenso (“ognuno per sé e per gli altri se ce n’è”).  Ma la cosa più strabiliante è che l’unica vicenda che sembra avere sollecitato l’interesse dell’opinione pubblica è quella dei “poveri studenti” coinvolti in una vicenda che non li riguarderebbe con un tipico atteggiamento mammista di chi, evidentemente, non vuole saperne di “beghe accademiche” e si interessa solo dei giovani virgulti che, naturalmente, vivendo in un ambiente infetto non potranno che copiarne gli atteggiamenti. Il chiudere gli occhi davanti alle malefatte è alla base dell’atteggiamento di tutti coloro che si sentono giustificati nel loro comportamento truffaldino al grido “lo fanno tutti”. Che dire? Penso veramente che l’Italia sia un paese senza speranza (e il confronto con la mia pluriennale esperienza all’estero è drammatico) e che forse sia opportuno staccarsi da altri paesi della UE con ben altri standard morali e proporre di partecipare a una costituenda “Unione del  Magreb”.
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