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Schiena curva – 28 Luglio 2016

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Pur vivendo e insegnando all’università (come studente prima e docente dopo per un totale di 52 anni!) non sono mai riuscito a sentirmi parte integrante della cosiddetta “classe accademica”. Alla base di questo ci sono dei motivi che consistono fondamentalmente in una forte differenza dei valori che si ritengono importanti. Per me vale il principio fondamentale della coerenza e quindi della sua espressione esplicita in tutte le occasioni: insomma sono contro il silenzio colpevole e il relativismo che, nel caso dell’università come in altri, coincide con l’opportunismo. Una posizione raramente condivisa se non dalle poche persone che stimo e che – almeno spero – mi stimano. Due esempi. C’è un notevole disagio nell’ateneo per il conferimento del titolo di emerito a un collega che nel 2000 è stato accusato di plagio e oggetto nello stesso anno di una lettera di denuncia inviata in materia a tutti i docenti dall’allora rettore F.R.Monaco, disagio che si è concretizzato in ripetute prese di posizioni e che avrebbero dovuto sconsigliare all’attuale rettore di conferire il titolo fino alla conclusione della ricognizione in atto (ci sono articoli di stampa e persino interrogazioni parlamentari in materia cui il ministro, ovviamente, non risponde…). Niente: tutto come se nulla fosse, e nessuno degli altri docenti che nella stessa cerimonia hanno ricevuto il titolo – a piena ragione – ha pensato di tenere la schiena dritta e affermare che forse sarebbe stato opportuno dichiarare una posizione di critica e al limite rifiutare di condividere il titolo con chi – secondo la succitata lettera – avrebbe violato le più elementari regole dell’accademia. Da meravigliarsi: no di certo, se si pensa al numero esiguo (meno di venti) che rifiutarono il giuramento di fedeltà al fascismo. Tutti tenevano famiglia….La cosa si è ripetuta anche recentemente in occasione dei tragici fatti di Turchia e l’attacco indiscriminato contro la libertà di insegnamento e quella di stampa. Licenziamenti sommari, incarcerazioni senza controllo della magistratura, epurazioni che neppure il fascismo aveva osato: insomma una macelleria sociale ordita dal dittatore Erdogan nel silenzio interessato di un’europa richiusa su sé stessa. Su mia sollecitazione la mia scuola (ex. facoltà) ha stilato e sta per pubblicare un blandissimo comunicato che si limita a dichiarare il supporto per i colleghi proscritti senza alcuna frase di condanna (come io invece avevo suggerito) per un atteggiamento biecamente repressivo che viola le più elementari regole dello stato di diritto. Ma se non bastasse alcuni hanno voluto esprimere il loro supporto “pur con tutte le comprensibili implicazioni” (evviva il relativismo!) e alcuni addirittura hanno espresso timore nel sottoscrivere individualmente e nominativamente la mozione! Giudichino i lettori…
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