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La “maturità” – 22 Giugno 2016

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Vorrei dire qualcosa di “impolitico”: non ne possiamo più degli articoli sulla “maturità”, dei ridicoli studenti che cercano di sapere anticipatamente i temi proposti (studiare e imparare a scrivere in un italiano corretto come sarebbe?), dei siti che pretendono di avere notizie fresche sugli argomenti, delle nottate “in bianco” per recuperare quello che non si è imparato durante gli anni etc. Chi non sa non sa e va semplicemente respinto (cosa che ormai non succede più). Posso ricordare che quando io ero al liceo le interrogazioni durante l’anno non erano programmate, e che alla maturità c’erano 4 scritti (italiano, versione dal latino, versione in latino – a me capitò un brano di Cattaneo! – e versione dal greco) e orali su tutte le materie con riferimenti anche ai contenuti degli anni precedenti e che gli esami cominciavano il primo di Luglio? Eppure siamo sopravvissuti e chi aveva studiato era promosso e nessuna famiglia si interessava più di tanto a quanto i figli dovevano fare: era il loro dovere e basta! Naturalmente non c’erano tutti i mezzi moderni (internet per primo), né fotocopie etc. etc. E questi “immaturi” si presentano poi all’università dove non sono “coccolati” e subiscono uno shock iniziale che in molti casi porta all’abbandono. Posso sommessamente affermare che non sono di certo morto studiando contemporaneamente anche il pianoforte per il diploma e che non mi sono mai negato una serata con gli amici? Forse per esemplificare la follia attuale c’è un semplice aneddoto. Sposto un esame per impegni inderogabili da venerdì a martedì. Il martedì si presenta uno studente che semplicemente non sa nulla. Gli chiedo come possa sperare di passare in quelle condizioni. La risposta è stata che la colpa era mia che avevo spostato l’esame: venerdì la materia la sapeva ma martedì… Testuale.
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4 thoughts on “La “maturità” – 22 Giugno 2016

  1. Isabella ha detto:

    Per me è colpa dell’imperante buonismo dei cuori di burro da cui siamo circondati. Non dico che si debba tornare all’autoritarismo . Basta tornare all’autorevolezza che gli adulti debbono avere nei confronti dei giovani. Tutte le sdolcinature che infiorettano in pubblico ( tesoro, amore, ecc…) i rapporti genitori-figli o adulti-ragazzi , rappresentano perfettamente un mondo di adulti, imbelli imbecilli , che non hanno capito quale sia il loro compito e la loro responsabilità in quanto adulti. Il loro compito è preparare alla vita. Guidare le esperienze, facendo toccare con mano che nessuno regala niente a nessuno. Che le furberie hanno vistosi limiti, primo fra tutti l’onore e il decoro personale. Mi sembra invece che , complici anche i media oramai mero strumento di promozione vendite, si faccia di tutto per mantenere i giovani in una ovatta falsa e stupida. Certo costa molto più impegno non fare i piacioni ma le persone serie…

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  2. Maria Cristina Marcucci ha detto:

    Ai miei tempi – metà anni ’70 – farsi vedere in Università con mammà sarebbe stata una vergogna da seppellirsi. Non passava neppure per l’ anticamera del cervello, nè a noi nè a loro.
    Mia madre veniva a sapere dei miei esami ( trenta e lode) a missione compiuta. Non ci si aspettava alcunchè: se non si aveva voglia di studiare si poteva andare a lavorare ed in famiglia sarebbe certo dispiaciuto ma senza tragedie.
    Ora una laurea “devono” prenderla tutti – ne va dell’ onore del casato. Tutti i figli ormai sono fenomeni, se vanno all’ estero, poi, tutti “cervelli”. Per non parlare dei nipoti : tutto ruota intorno a loro e quante sorprese per le insegnanti del Liceo! Certamente non erano stati “capiti” da chi li giudicava a dir poco “immaturi” solo pochi mesi prima!

    Ovviamente dopo la tesi non si tocca più un libro, eppure dovrebbe essere solo l’ inizio di un lungo viaggio: la vera cultura ce la facciamo da soli col tempo, negli anni, inseguendo le nostre passioni che magari non coincidono con gli studi universitari.
    Ci vuole tempo, riflessione ed esperienza, cose che in questa nuova ondata di giovanilismo gridato e futurista non sono contemplate. Tutto già visto e ritorna ogni 40 anni circa (” Don’ t trust anyone over 30″, ricordate?).
    Ora si nasce imparati. Pardon, addestrati: sono la memoria e la parlantina – politicamente corretta – che contano. E la fiera delle ovvietà. Un tempo la lezione imparata a memoria era un quattro sicuro, ora l’ insegnante accende un cero alla Madonna…
    Del resto l’ argomentare stanca, di questi tempio si è rossi oppure verdi. E se non lo si dichiara lo si è “senza saperlo”, o l’ una o l’ altra cosa.
    Così tutto torna a posto. La censura del politicamente corretto è più potente delle stellette ai tempi dei cinema parrocchiali (“Adulti c. ris.”, chi lo ricorda?).

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